OOPS. Your Flash player is missing or outdated.Click here to update your player so you can see this content.
Increase font size Default font size Decrease font size
Presentazione di Gesù al tempio e Vita Consacrata PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberta Ceccarelli   
giovedì 04 febbraio 2010
Facebook!
Del.icio.us!
Google!
007_festa-vita-consacrata-2010.jpg                    Martedì scorso le celebrazioni


La festa che il 2 febbraio la Chiesa celebra, è ricca di significato; la purificazione di Maria e la presentazione di Gesù al Tempio (Lc 2, 22-ss.), dopo i quaranta giorni dalla nascita il Bambino Gesù, secondo il rituale ebraico (Cfr.  Lv 12,2-8 Es 13,2), viene presentato al sommo sacerdote. Rimase per noi credenti oggi, caratteristico di questa festa il rito della benedizione delle candele, forse derivato dalla solennità che a questa celebrazione era data, fin dalla fine del IV secolo a Gerusalemme, o forse a causa della processione notturna, istituita da Papa Gelasio (492-496) per sostituirla nel costume cristiano a quelle lustrali pagane, solite a compiersi nel mese di febbraio.

 

Il rito progredisce, e prende forma e significato di offerta, la Chiesa celebra in questa data la giornata della vita consacrata, istituita 14anni fa dal papa Giovanni Paolo II; il cero si fa simbolo d'un'oblazione sacra, la quale, per un verso, vuole configurarsi con quella di Gesù Cristo bambino, presentato a Dio e a quella di cui il consacrato intende rendere a Dio per mezzo del suo Figlio, essendo lui "primogenito tra molti fratelli; poiché quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" ( Cfr. Rm 8,29s).

Se vogliamo pertanto fermare un istante l'attenzione su questo aspetto della singolare e tradizionale cerimonia, noi dobbiamo oggi entrare nell'intenzione e nello spirito d'un'oblazione. Un'oblazione, la quale ha nel cero il suo simbolo, il suo linguaggio, così semplice così profondo. Che cosa è un cero, nell'uso e nella mentalità liturgica? È luce, è rivelazione divina, è vita cristiana, che risplende nelle tenebre dell'universo cosmico e della cecità sconfinata dello spirito umano. È luce, che stabilisce una relazione dell'uomo con le cose, con gli altri uomini, con il tempo e con la vita. Risuonano le parole di Giovanni nel Prologo "la vita era la luce"(Gv 1, 4), oppure Gesù che si definisce "luce del mondo" (Gv 9, 5).

E la luce siamo noi, noi stessi se la riceviamo da Lui: "Voi siete la luce del mondo" (Mt 5,14) ci dice il Maestro. Ma come la riceviamo, come la facciamo risplendere? Ancora il cero ce lo dice: ardendo, e ardendo, consumandosi. È un'inevitabile immolazione d'amore che celebriamo sopra quella candela pura e diritta, mentre essa, effondendo il suo dono di luce, esaurisce se stessa in silenzioso sacrificio. Il simbolo di questa consacrazione è l'offerta. In tal modo il popolo dell'antica alleanza desidera manifestare, nei suoi primogeniti che esso tutto intero è consacrato a Dio, suo Dio.

In questo caso però si sta compiendo qualcosa di più che l'osservanza di una delle norme della legge. Se non tutti tra i presenti nel tempio si rendono conto di ciò, c'è pero un uomo che ha piena consapevolezza del mistero e questo è Simeone che pronunzia davanti a Gesù le parole sulla luce.

Anche la vita di un consacrato, deve essere una "luce", tale da illuminare il mondo e la realtà temporale. In mezzo a tutto ciò che passa, svanisce e scompare, il vergine di cuore è chiamato a dare verace testimonianza alla luce futura, alla vita eterna, alla luce intramontabile. E' quello che con grande vigore ci ricorda il Concilio Vaticano II: "La professione dei consigli evangelici appare come un segno, il quale può e deve attirare efficacemente tutti i membri della Chiesa a compiere con slancio i doveri della vocazione cristiana. Poiché infatti il Popolo di Dio non ha qui una città permanente, ma va in cerca della futura, lo stato religioso, il quale rende più liberi i suoi seguaci dalle cure terrene, meglio testimonia la vita nuova ed eterna, acquistata dalla redenzione di Cristo, meglio preannunzia la futura resurrezione e la gloria del regno celeste (LG 44).

Per questo la festa della Presentazione del Signore è una festa particolare per tutti i consacrati, perché partecipi in misura eccezionale alla donazione di Cristo al Padre. L'offerta della vita, che il consacrato fa mediante i tre voti, trova il suo modello costante, il suo premio, il suo incoraggiamento, nell'offerta che il Verbo di Dio fa di se stesso al Padre, sulle braccia della Madre.

È la festa di Gesù Cristo, ma è anche la festa di Maria sua madre. Lei regge il Bambino nelle sue braccia. Lui, anche nelle sue mani, è la luce delle nostre anime, che illumina l'intelletto e il cuore.

Per cui, la consacrazione a Dio, totale, definitiva ed esclusiva, è come una continua crescita ed una splendida fioritura di quella consacrazione iniziale, che è avvenuta nel sacramento del battesimo; in esso ha le sue profonde radici e ne è una espressione più perfetta. Mediante la professione religiosa il fedele - come afferma la costituzione dogmatica "Lumen Gentium"- "si dona totalmente a Dio sommamente amato, così da essere con nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio. Già col battesimo è morto al peccato e consacrato a Dio; ma per raccogliere più copiosi i frutti della grazia battesimale, con la professione dei consigli evangelici nella Chiesa intende liberarsi dagli impedimenti, che potrebbero distoglierlo dal fervore della carità e dalla perfezione del culto divino, e si consacra più intimamente al servizio di Dio" (LG 44).

Rimangono vere le parole di Gesù: "Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,14-16 cfr. 1P 2,12). Si! Risplenda la luce della nostra fede forte; la luce della nostra carità operosa, la luce della nostra castità gioiosa; la luce della nostra povertà generosa! Quanto la Chiesa e il mondo hanno bisogno di questa luce, di questa testimonianza! Quanto dobbiamo impegnarci, perché si realizzi il suo pieno splendore e la sua intatta eloquenza! Quanto è necessario che riproduciamo in noi, il mistero della dedizione di Cristo al Padre per la salvezza del mondo; della dedizione mirabilmente iniziata con questa Presentazione nel tempio, la cui memoria celebra oggi tutta la Chiesa.

Quanto è necessario che anche noi fissiamo lo sguardo nell'anima di Maria, in quest'anima che, secondo le parole di Simeone, è stata anche trafitta dalla spada perché fossero svelati i pensieri di molti cuori (Cfr. Lc 2,35). Colui che è sorretto tra le braccia di Simeone, è destinato ad essere "segno di contraddizione" (Lc 2,34), e questa contraddizione sarà piena di sofferenza che non risparmierà nemmeno il cuore di sua Madre.

La croce di Cristo è la luce del mondo e tuttavia la croce della povertà, la croce della fame, la croce di ogni altra sofferenza possono essere trasformate, perché la croce di Cristo è divenuta una luce nel nostro mondo. Essa è una luce di speranza e di salvezza. Essa dà significato a tutte le sofferenze umane. Porta con sé la promessa di una vita eterna libera dal dolore e dal peccato. La croce fu seguita dalla risurrezione. La morte venne sconfitta dalla vita. E tutti coloro che sono uniti al Signore crocifisso e risorto possono aspettarsi di partecipare a questa stessa vittoria.

Vogliamo così come chiesa diocesana, consegnarci, nelle mani di Maria, Madre e figura eccellente della Chiesa, con le candele accese. La consacrazione del tempio viene, in qualche modo, moltiplicata attraverso la dedizione di tanti cuori consacrati nel mondo... Siano svelati i pensieri di tutti questi cuori al cospetto della Madre, che conosce i cuori soprattutto dei più giovani e li circonda di un particolare amore, ci aiuti in Cristo, a proclamare in una sola voce: "Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: Ecco, io vengo. Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore". (Sal 40,7-9). Non stanchiamoci di pregare per ottenere il dono di sante vocazioni alla vita consacrata come a quella sacerdotale. Le nostre comunità parrocchiali siano davvero vivai di vocazioni, luoghi nei quali rendere grazie per la luce che è Cristo. Il 2 febbraio è la Sua festa, ma è la festa di una chiesa tutta consacrata al suo amore.


Seguono alcune istantanee della celebrazione svoltasi martedì pomeriggio nella chiesa di S. Paolo Apostolo, a Frosinone, presieduta da Mons. Nino Di Stefano, Vicario Episcopale per la Vita Consacrata. Nella prima immagine, Sr Annamaria Mistri, delegata dell'USMI diocesana; un momento della benedizione delle candele all'esterno della chiesa; don Nino con due concelebranti.

Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!
Click image to open!

 



aggiungi questa pagina al tuo favorito social network
Reddit! Del.icio.us! Mixx! Free and Open Source Software News Google! Live! Facebook! StumbleUpon! Yahoo! Joomla Free PHP
 
< Prec.   Pros. >

Traduci

English Chinese (Simplified) French German Japanese Portuguese Russian Spanish
Diocesi di Frosinone
Veroli Ferentino

Guide & Admin

Faq
Disclaimer
Amministratore

Scegli il Feed