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Commenti estesi alle news di Ottobre 2005 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 03 maggio 2007
Commento di papa Benedetto XVI inizio Sinodo

tratto da www.agenziasir.it

 

Ha parlato con "coraggiosa franchezza" Papa Benedetto XVI, aprendo il Sinodo dei vescovi. È il registro del pontificato, che già aveva spiegato il giorno prima, in una udienza ai paolini, il modello dell'Apostolo Paolo, all'Aeropago di Atene, che "seppe adattare il suo annuncio al contesto culturale in cui si trovava, ma, nel contempo, non mancò di presentare con coraggiosa franchezza la novità assoluta che è Cristo". Ancorandosi saldamente sulla parola di Dio, ancora una volta è tornato sulla sfida cruciale, che è quella dell'ateismo, del materialismo, o più sottilmente della riduzione di Dio a una opinione privata, del relativismo in tutte le sue molteplici sfaccettature. La sfida è ovviamente planetaria, ma il terreno è l'Occidente e in modo del tutto particolare proprio l'Europa: "La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza, ma ipocrisia. Laddove l'uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l'arbitrio del potere e degli interessi". C'è un forte monito, nelle parole del Papa, ma c'è anche una chiara indicazione del ruolo della fede e, in particolare, della fede cristiana, che è proprio per la pienezza della vita e dell'amore, per la pienezza dell'umanità. La fede permette, infatti, una sorta di vaccinazione preventiva contro ogni forma di prevaricazione: liberando l'uomo, rendendolo pienamente consapevole del suo limite, ma anche della sua dignità e, quindi, della sua grandezza. Il "disprezzo dell'uomo da parte dell'uomo" generato dal materialismo, infatti, pone innanzitutto un problema di giustizia sociale e più in generale un problema di verità: "Noi uomini, ai quali la creazione per così dire è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d'intralcio. O si fa di lui una semplice frase devota o egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato". Ecco allora la grande sfida per i cristiani: denunciare, smascherare un "pensiero unico" perbenisticamente e ipocritamente teso a utilizzare la religione come strumento di governo, ma anche e soprattutto in positivo dimostrare come essa sia una grande forza di vita, di libertà, di amore, di speranza. Di fronte a un passaggio stretto e delicato, è nello stesso tempo una messa in guardia sincera e sferzante contro i rischi di decadenza dell'Occidente e dell'Europa in particolare, ma è anche una fiduciosa apertura. Ecco la grande attualità del Sinodo sull'Eucaristia, "nella quale il Signore ci dona il pane della vita e il vino del suo amore e ci invita alla festa dell'amore eterno".

 
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