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| Santi Patroni di Frosinone, Ormisda e Silverio – Omelia del Vescovo |
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| Scritto da Administrator | |
| sabato 20 giugno 2009 | |
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I nostri santi patroni, Ormisda e Silverio, furono papi nella prima metà del sesto secolo, entrambi nativi di Frosinone. Non erano tempi facili i loro, come non lo sono i nostri. Con pazienza e amore Ormisda lavorò come papa per l'unità della Chiesa. Ricompose la divisione con la Chiesa greca che durava da più di trent'anni. In modo incessante si adoperò perché il vangelo giungesse anche ai nuovi popoli che si affacciavano ai confini dell'impero, considerati barbari, perché si costituissero come comunità legate alla sede di Pietro. Il Vangelo, care sorelle e cari fratelli, aiutò questi popoli e contribuì allo sviluppo della loro cultura, segnata spesso in origine dal desiderio di conquista e quindi dalla guerra. Il Vangelo, se è ascoltato con fiducia, crea un nuovo modo di vivere, diventa una sorgente profonda di umanesimo ed anche di civiltà.
Ormisda viveva il sogno di un mondo in cui popoli diversi potessero convivere in pace e in unità. Era la sua visione e per questo lavorò fino alla morte. E fu anche la visione di Silverio, che fu però osteggiata da contrasti interni alla Chiesa ed all'impero che lo portarono fino al martirio. Il Vangelo ci aiuta a penetrare la realtà in maniera più profonda e ci insegna che per vivere e necessario nutrirsi di visioni e di sogni, altrimenti si viene dominati dal presente e oppressi dall'idea di un futuro incerto, che non siamo più in grado di controllare. Abbiamo bisogno di rompere l'isolamento del nostro modo di pensare concentrato su di noi. I nostri santi patroni ci chiedono di allargare lo sguardo oltre noi stessi, ma anche al di là di questa pur bella terra, la nostra Ciociaria. "Mi ami tu più di costoro?", chiese Gesù a Pietro per ben tre volte. E poi gli disse: "Pasci le mie pecorelle". Ciò divenne per Pietro e i suoi successori la preoccupazione per il mondo intero, perché a tutti i popoli giungesse il vangelo di amore di Gesù morto e risorto. Per ridare un'anima e un cuore alla nostra terra c'è bisogno di più amore, un amore oltre i nostri confini, al di là del nostro piccolo mondo, anche oltre le nostre angustie del presente, che certo non vanno dimenticate, ma affrontare in uno sguardo più largo. Oltre noi stessi, oltre Frosinone, la Ciociaria, l'Italia, c'è il mondo! E quando penso al mondo vedo più vicino a noi il continente africano, paesi e popoli che soffrono. Due dei tanti dati a disposizione parlano da sé: quasi la metà della popolazione mondiale che vive con meno di un dollaro al giorno si trova nell'Africa Subsahariana; 4 milioni e mezzo di bambini (1 su 7 dei nati) muore ogni anno prima del quinto anno di vita, di cui un quarto entro i primi 28 giorni. Coloro che riescono a raggiungere il nostro paese (perché circa 15.000 sono morti negli ultimi vent'anni attraversando il Mediterraneo, più o meno come tutti gli abitanti di Boville e di Torrice) fuggono da guerre, miseria, malattie, sfruttamento, abbandono. Impariamo almeno a non giudicare se non conosciamo, a non considerare barbari quelli che sono solo meno fortunati di noi e che cercano scampo da tanto dolore. Per questo prima di Natale vorrei fare una grande iniziativa nella nostra città sull'Africa per conoscere, capire, agire, aiutare. Spero nella collaborazione di tutti.
Cari amici, chiediamo ai nostri santi patroni di aiutarci a vivere con il loro spirito e la loro visione il tempo che abbiamo dinnanzi. Che il Signore ci protegga, sostenga i deboli e i piccoli, aiuti i malati, orienti i giovani, dia speranza a chi vive nella difficoltà, dia un cuore nuovo ad ognuno di noi e a questa città, perché sia un luogo di unità, di pacifica convivenza, di sollecitudine per chi ha bisogno, una sorgente di amore per i tempi difficili. Amen.
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 23 giugno 2009 ) |
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