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Scritto da Administrator   
mercoledì 02 maggio 2007
"Primo il Vangelo!"

  All'inizio  del mio ministero di Vescovo, di fronte ai tanti problemi pastorali, alle situazioni difficili, alle urgenze che mi venivano poste, un pensiero mi attraversava la mente ed il cuore: ripartiamo dal Vangelo!

  "Primo il Vangelo": ancor prima di  essere il motto episcopale voleva essere un "progetto di vita", uno stile da scegliere! Davvero, prima di ogni scelta, di ogni organizzazione, di ogni strategia possibile: ripartiamo dal Vangelo!

  Il Vangelo è Gesù vissuto nell'esistenza, nelle scelte quotidiane, nelle piccole e grandi occasioni della vita.

  La vita di ciascuno di noi, vissuta con il Vangelo, cioè con Gesù, è il vero cammino di Fede!

           

            Come  Vescovo responsabile della  Santità del Popolo a me affidato mi rendo conto che non posso tradire il mandato del Maestro : "Andate ed Evangelizzate tutte le genti" e perciò chiedo ai miei Confratelli Sacerdoti Parroci, alla vita Consacrata, ai fedeli battezzati tutti, di assumere il Vangelo di Gesù come regola di vita; lasciamoci docilmente educare dal Vangelo e, come suggerisce il Concilio Vaticano II, EVANGELIZZATI, EVANGELIZZIAMO!

 

            Questo è l'impegno per tutti!

 
+ Salvatore Boccaccio                                                                                                                                                     Vescovo


 

 

 

Il 2 dicembre 2000 è stata consegnata alla Diocesi la Lettera Pastorale "Gesù nostra speranza".


Oggi viene presentato il programma specifico per gli Ambiti dell'Evangelizzazione, della Testimonianza della Carità e della Liturgia.

 
PERCHÉ LA PROGRAMMAZIONE?

 

Dietro ad ogni programma c'è sempre un sogno. Il nostro è: annunciare "Gesù nostra speranza". Far sì  che ogni uomo, iniziando da se stesso, si apra alla speranza, senza stare a guardare chi è  che la proclama.

 

Il Padre affidò Gesù ad una ragazza di paese, Maria. Gesù affidò la sua Parola ad un pescatore ed a uno che si occupava di riscuotere le tasse. Affidò l'annuncio della resurrezione alla Maddalena, di fama discutibile, disprezzata e poco credibile.

 

            Oggi vuole affidare a noi il suo Vangelo; a noi, così piccoli, insignificanti.

 

L'itinerario proposto regge se la speranza è celebrata, annunciata e testimoniata nella vita di una comunità che fa proprio il progetto per tradurlo in concrete scelte pastorali. Non basta il singolo. E' una Chiesa "casa e scuola di comunione" la sola che può incarnare la speranza.

 

Perciò devono avviarsi al più presto gli organismi di partecipazione, i Consigli Pastorali vicariali e parrocchiali, che creano un legame di servizio e gratuità con tutto il popolo di Dio che vive in un determinato territorio.

Ognuno deve assumere con gioia ed umiltà, con chiarezza e competenza il proprio ruolo di servizio, senza delegare.

 

COS' È UNA PROGRAMMAZIONE?

 

1.   È la stesura di un piano di lavoro valido per tutta la Diocesi come punto di riferimento per le singole parrocchie.

2.   Ha come scopo primario suscitare nelle Vicarie e nelle Parrocchie una progettualità che coinvolga tutti i fedeli.

3.   È lo sviluppo della Lettera Pastorale che dà continuità a tutto il lavoro svolto in Diocesi fino ad oggi.

4.   Vuole essere una risposta  organica alle richieste del Convegno Pastorale Diocesano di Casamari.

 

 

OPERATORI PASTORALI LAICI: CHI SONO?

 

            "I fedeli laici non sono solamente gli operai che lavorano nella vigna, ma sono parte della vigna stessa"  (Cristifideles laici , n. 8)

 

" I fedeli laici proprio perché membri della Chiesa hanno la vocazione  e la missione di essere annunciatori del Vangelo" (Cristifideles laici, n. 33)

 

"L'apostolato dei laici è quindi partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa, e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo del Battesimo e della Confermazione" (Lumen gentium, n. 33)

 

"I laici, pertanto, sono chiamati alla partecipazione attiva e alla corresponsabilità pastorale della Chiesa". (Cristifideles laici, n. 15)

 

 

La nostra pastorale ha bisogno di operatori formati, competenti, disponibili, impegnati a tempo pieno.

 

I laici impegnati nelle nostre comunità ecclesiali sono chiamati innanzitutto a vivere una forte spiritualità pastorale, poiché tutte le attività pastorali (catechesi, carità, liturgia...)  rimandano ad una sorgente interiore: la comunione sempre più profonda con la carità di Cristo.

Prima di considerare la pastorale come "strumento di apostolato" bisogna viverla anzitutto come "fonte di spiritualità" per accogliere il dono dello Spirito.

 

D'altra parte, la presenza di operatori pastorali laici deve contribuire a renderci più attenti alla vita quotidiana con i suoi problemi concreti.

 La famiglia, i figli, gli anziani, la solitudine, il lavoro, lo studio, il tempo libero, i problemi sociali ed economici esistono accanto a noi  e ci aiutano ad essere più sensibili davanti ai grandi problemi della umanità.

 

            Per una proposta pastorale significativa è necessario dedicare tempo ad una seria formazione degli Operatori.

 

 

 

AMBITO DELL'EVANGELIZZAZIONE

 

PREMESSA

 

            Il passaggio da un contesto di "cristianità diffusa" ad una cultura ormai "post-cristiana" richiede una Nuova Evangelizzazione, che sia l'anima di una Nuova Pastorale, con uno spessore marcatamente missionario.    Nella Lettera Pastorale "Gesù nostra speranza", viene esplicitamente rivolta a tutti la chiamata ad intraprendere la Nuova Evangelizzazione, nuova nell'ardore, nei metodi e nel linguaggio.

            Questo compito è coordinato dal Centro Diocesano per l'Evangelizzazione. I vari settori pastorali, in cui esso è articolato, avranno cura che l'annuncio di Gesù nostra speranza raggiunga non solo i fanciulli e i ragazzi, ma anche i giovani, gli adulti, le famiglie...tutti gli uomini e le donne che vivono nel territorio della nostra Chiesa diocesana.

 

 

QUALE CATECHESI PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE?

 

            Gli operatori e gli animatori della catechesi, siano essi presbiteri, religiosi o laici, sono chiamati in modo particolare a fare proprio l'impegno della Nuova Evangelizzazione.

Questo concretamente vuol dire che:

 

Dobbiamo accogliere di nuovo l'invito di Gesù ai suoi discepoli a "non avere paura" (cfr. Mt 8, 26) e a "prendere il largo", ad impegnarci con l'entusiasmo che ci viene dall'Alleluia pasquale, carico di gioia e di speranza, portando nel cuore la certezza che il

·                Signore risorto è con noi sino "alla fine dei tempi" (Mt 28, 20). La gioia del Signore risorto, tramite noi, suoi testimoni, deve contagiare le nostre comunità, i bambini, i ragazzi, i giovani che partecipano alle nostre catechesi, ma prima ancora le nostre e le loro famiglie.

 

·                La nuova Evangelizzazione deve iniziare dentro le nostre comunità cristiane, che devono essere sempre più "casa e scuola di comunione", per poter poi annunciare Gesù nostra speranza in tutti gli ambienti ed i contesti da evangelizzare, con un autentico stile missionario. Pur essendo il processo dell'Evangelizzazione una realtà più ricca e completa della sola catechesi (cfr. Catechesi tradendae n. 18), quest'ultima riveste una funzione insostituibile in tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa, in quanto esperienza di iniziazione alla pienezza della vita cristiana. Pertanto il rinnovamento della catechesi è intimamente legato alla vita della comunità cristiana e alla sua capacità di "conversione pastorale".

 

 

CONSEGUENZE PASTORALI

 

-     Tocca a noi, catechisti-evangelizzatori, inventare ed utilizzare metodi e mezzi nuovi e più adeguati alle circostanze attuali  per raggiungere ogni uomo nella concretezza della vita ed annunciargli il Vangelo, perché "la fede nasce dall'ascolto" (cfr. Lettera ai Romani).

Siamo chiamati a continuare con più vigore il Rinnovamento della catechesi, affinché, come  indicato nella Lettera Pastorale, impariamo a fare un annuncio esperienziale della Parola di Dio attraverso una catechesi permanente che, oltre a preparare aiSacramenti, educhi ad una fede matura, capace di "partecipazione", "impegno", "servizio". Dobbiamo superare il limite di una catechesi ancora troppo "scolastica" che non sempre riesce ad essere autentica esperienza di fede e apprendistato di vita cristiana .

 

-     D'altronde il catechista non evangelizza a titolo personale ma a nome ed insieme a tutta la comunità ecclesiale, quella parrocchiale in modo particolare, di cui egli è figlio ma anche, ad un tempo, costruttore. Tutta la comunità ecclesiale è chiamata ad essere soggetto e responsabile della catechesi, perché il contesto naturale della catechesi è l'intera azione pastorale della comunità cristiana.

Pertanto il mancato rinnovamento della catechesi è uno degli ostacoli  per la costruzione di una Chiesa-Comunità ...casa e scuola di comunione.

 

-     Gli Orientamenti pastorali dei Vescovi italiani per questo primo decennio del Duemila ci chiamano a "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".

Una delle condizioni necessarie per attuare quanto richiesto dagli Orientamenti è l'impegno da parte nostra a conoscere ed amare il contesto della Nuova Evangelizzazione e rafforzare la nostra capacità di dialogo, di confronto e di annuncio, anche con chi si dichiara non credente. Oltre alla fedeltà a Dio, pertanto, è per noi irrinunciabile la fedeltà all'uomo.

Questo ci impegna costantemente a non rimanere chiusi nella conservazione dell'esistente ma a        trovare sempre nuovi linguaggi, più comprensibili e significativi, per annunciare Cristo all'uomo di oggi.

 

 

 

 PRIORITÀ  ED ISTANZE OPERATIVE

 

            Le indicazioni che seguono sono emerse dall'ascolto degli Operatori pastorali della evangelizzazione e della catechesi nel corso degli incontri di Vicaria, del Convegno diocesano, della Commissione diocesana allargata, dalle risposte date ai questionari.

 

            1) Necessità di una formazione seria e globale dei catechisti (che riguardi cioè sia la conoscenza dei contenuti che i destinatari ed i metodi), attraverso itinerari di formazione che ne promuovano una crescita non solo umana e spirituale ma anche pastorale (rispettando le tre dimensioni  della formazione del catechista-evangelizzatore: essere, sapere, saper fare).

            Obiettivo fondamentale della formazione dovrà essere la definizione di una corretta identità del catechista: che egli, cioè, non sia solo un "collaboratore part-time" del parroco, persona volenterosa con qualche ora di tempo a disposizione, ma  testimone, maestro ed educatore della fede, capace di comunicare il vangelo all'uomo di ogni età e condizione di vita, dotato di una forte spiritualità ecclesiale e missionaria, insomma di una spiritualità pastorale.

 

            2) Necessità di promozione e di coordinamento delle attività catechistiche della Diocesi, all'interno di un coordinamento generale di tutta l'attività pastorale.

Questo significherà valorizzare le figure degli animatori parrocchiali, vicariali e diocesani dei catechisti che svolgono il loro servizio in stretta e piena comunione con il Pastore della Chiesa Diocesana e con i presbiteri.

            È necessario tener presente che questi operatori pastorali con il compito di animare e coordinare la catechesi non sono figure aggiuntive ma sono a servizio della pastorale catechistica ordinaria!

            Appare urgente, pertanto, che ogni comunità parrocchiale, attraverso un percorso di discernimento comunitario, individui i propri bisogni e incoraggi gli attuali ed i futuri operatori laici della pastorale ad una formazione seria, anche se faticosa, da mettere poi a servizio delle proprie comunità ecclesiali.

 

 

 

LINEE PROGETTUALI DELLA PASTORALE CATECHISTICA

PER IL TRIENNIO 2002 - 2005

 

Continuare il rinnovamento della catechesi dell'iniziazione cristiana, in senso esperienziale.

Non solo istruzione religiosa ma formazione di una mentalità di fede per la vita cristiana, attraverso un percorso formativo che, partendo dal vissuto, lo illumini, lo interpreti e quindi lo riprogetti alla luce della Parola di Dio.

Il principio pedagogico della correlazione ci aiuterà ad operare un continuo confronto tra l'esperienza biblica e la nostra attuale, personale e comunitaria.

L'equipe diocesana sarà a disposizione per sostenere il cammino già avviato, ma non ancora compiuto, del rinnovamento della catechesi, attraverso la promozione di attività formative per i catechisti e la realizzazione di sussidi.

 

Catechesi familiare: (sperimentazione pastorale da studiare e preparare nel corso dell'anno 2001 - 2002, come primo passo di un impegno più incisivo nei prossimi anni per la catechesi degli adulti).

La catechesi familiare è intesa come cammino di accompagnamento dei figli nel loro cammino di fede che si trasforma in tal modo in cammino di fede per tutta la famiglia. Punto di partenza può essere la celebrazione dei Sacramenti dei figli. Questa esperienza catechistica si colloca, pertanto, nel contesto più ampio di tutta la Pastorale Familiare e  con essa andrà progettata ed armonizzata all'interno del Centro per l'Evangelizzazione.

Saranno individuate alcune parrocchie pilota nelle varie Vicarie, nelle quali si stanno già realizzando esperienze di catechesi familiare.

Partendo da esperienze pastorali sul campo, l'Ufficio Catechistico diocesano elaborerà un progetto da proporre successivamente a tutta la Diocesi.

                                                                                                          

Catechesi degli adulti: soprattutto per ri-fare i cristiani, ri-formare i già battezzati, i "ri-  comincianti". Da proporre non con l'impostazione della catechesi ai fanciulli ma con un linguaggio e un metodo che prendano in seria considerazione la vita delle persone adulte nella sua globalità (essere compagni di viaggio, come Gesù con i discepoli di Emmaus).

 

Primo Annuncio:  per passare da una pastorale catechistica intesa solo come "cura della fede"  ad un'azione missionaria di prima evangelizzazione. La fede nasce dall'annuncio e dall'accoglienza della Buona Notizia. L'impegno pastorale del primo annuncio sarà portato avanti nel contesto più ampio di tutta la pastorale di evangelizzazione, in piena sintonia con l'Ufficio Missionario diocesano. 

 

Centri di ascolto della Parola di Dio: occorre dare attuazione ad una pastorale che esprima il primato della Parola e dunque dell'ascolto, per educare ad una fede biblica.

 

 

Formazione di catechisti qualificati per i "diversi destinatari della catechesi":

Þ     Catechista dell'iniziazione cristiana

Þ     Catechista per l'accompagnamento al Battesimo   dei figli e per la catechesi familiare

Þ     Catechista degli adulti

Þ      Animatore biblico

 

    Questo impegno formativo coinciderà con l'ultima fase del cammino unitario di formazione di base, che coinvolge tutti gli operatori pastorali dei diversi ambiti di servizio ecclesiale, e  riguarderà la specializzazione dei catechisti per i vari settori  della catechesi.

 

 

 

 

 

 

 

IL PROGETTO  DI FORMAZIONE:

LE SCELTE DI FONDO.

 

1.       Il progetto diocesano di formazione avrà una durata triennale.

            Per questo primo anno pastorale la formazione sarà unitaria: tutti gli operatori coinvolti nei vari servizi        ecclesiali saranno impegnati nella LETTURA PASTORALE DEL VANGELO DI MATTEO (periodo   febbraio-maggio 2002, in ogni Vicaria).

 

            Mettersi alla scuola del Vangelo è la scelta di fondo della nostra Diocesi, perché ogni attività abbia in    Cristo l'origine e la meta.

 

2.              La formazione di base dei catechisti è finalizzata:

·         alla MATURAZIONE di una FEDE ADULTA                                               

           (dimensione vocazionale)

·         alla COMUNICAZIONE DELLA FEDE          

                 (abilitazione al servizio ecclesiale).  

 

      Si terranno anche INCONTRI SPECIFICI per la   formazione degli Animatori e dei Coordinatori   della catechesi (Animatori parrocchiali, vicariali,   Equipe diocesana).

             

3.               QUALE METODO?

      Gli incontri di formazione si terranno nelle Vicarie e saranno strutturati sotto forma di LABORATORIO: 

spazio di ascolto della Parola, esperienza di fede, ricerca comune in gruppo, riflessione critica sul proprio    servizio ecclesiale.

 

4.              DIMENSIONI DA SVILUPPARE:

biblica (la formazione biblica è stata fortemente richiesta dai catechisti),

antropologica,

ecclesiale, 

metodologica: per una crescita umana, spirituale e  pastorale del catechista.

 

  

 

 

 

 

TESTI PER LA

RIFLESSIONE PERSONALE E COMUNITARIA

 

L'Evangelii Nuntiandi (Paolo VI, 1975 - qui) mette in rilievo le condizioni fondamentali dell'Evangelizzazione e traccia alcuni tratti costitutivi della identità personale e della spiritualità dell'evangelizzatore che, unitamente alla fisionomia del catechista tracciata dal Documento Base,  possono costituire un quadro di riferimento irrinunciabile per delineare un percorso formativo per tutti gli operatori pastorali e per i catechisti in modo particolare.

            È opportuno riproporre alla riflessione e alla meditazione personale e comunitaria alcuni passaggi della Esortazione Apostolica, da utilizzare come pista di lavoro su cui verificare il proprio impegno.

N. 75  Al soffio dello Spirito Santo   

            "L'Evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione dello Spirito Santo". (...) Le tecniche dell'Evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell'evangelizzatore non opera nulla senza di Lui. Senza di Lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di Lui, i più elevati schemi a base sociologica o psicologica si rivelano vuoti e privi di valore.

Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è Lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza".

 

N. 76  Testimoni autentici

            "...Bisogna che il nostro zelo per l'Evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall'amore all'Eucaristia, a sua volta faccia crescere in santità colui che la predica.

...Il mondo (...) reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l'Invisibile. Il mondo esige e si aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti e specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia. Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell'uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda".

 

N. 77  Artefici di unità

             " La forza dell'evangelizzazione risulterà molto diminuita se coloro che annunziano il Vangelo sono divisi tra loro da tante specie di rottura. (...) In quanto evangelizzatori, noi dobbiamo offrire ai fedeli di Cristo l'immagine non di uomini divisi e separati da litigi che non edificano affatto, ma di persone mature nella fede, capaci di ritrovarsi insieme al di sopra delle tensioni concrete grazie alla ricerca comune, sincera e disinteressata della verità.

Sì, la sorte dell'Evangelizzazione è certamente legata alla testimonianza di unità data dalla Chiesa".

 

N. 78  Servitori della verità

            "Il Vangelo che ci è stato affidato è anche parola di verità. (...) Da ogni evangelizzatore ci si attende che abbia il culto della verità, tanto più che la verità da lui approfondita e comunicata è la verità rivelata e quindi parte dalla verità primordiale che è Dio stesso.

(...) Il predicatore del Vangelo sarà dunque colui che, anche per mezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri. Egli non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini, per stupire o per sbalordire, né per originalità o per desiderio di mettersi in mostra. Egli non rifiuta la verità; non offusca la verità rivelata per pigrizia nel ricercarla, per comodità o per paura. Non trascura di studiarla; la serve generosamente senza asservirla".

 

N. 79  Animati dall'amore

            "L'opera dell'evangelizzazione suppone nell'evangelizzatore un amore fraterno sempre crescente verso coloro che evangelizza".

 

N. 80  Col fervore dei santi

            "Non sarà inutile che ciascun cristiano e ciascun evangelizzatore approfondisca nella preghiera questo pensiero: gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunziamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna, o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunziarlo? (...) Conserviamo dunque il fervore dello spirito. Conserviamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime. Sia questo per noi uno slancio interiore che nessuno, né alcuna cosa potrà spegnere".

 

 

 

 

 

 

 

AMBITO DELLA        

TESTIMONIANZA DELLA CARITA'

 

 

LINEE PROGETTUALI

PER IL TRIENNIO 2002 - 2005

 

            Il Centro pastorale per la testimonianza della carità e la ministerialità ha il compito di promuovere e coordinare l'attenzione pastorale della diocesi alla testimonianza della carità, al mondo della sanità, alla vita sociale, al mondo del lavoro, alla formazione professionale, alla giustizia, alla pace, alla salvaguardia del creato, alla condizione dei migranti, italiani e stranieri.

            Queste linee progettuali riguardano la pastorale della carità. Per gli altri ambiti si procederà cammin facendo con la maturazione degli organismi diocesani.

 

 

 

PASTORALE DELLA CARITÀ

 

            "La Caritas è l'organismo pastorale costituito dalla Chiesa locale al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori, specie parrocchiali, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. È lo strumento ufficiale della Diocesi per la promozione e il coordinamento delle iniziative caritative" (art. 1 dello Statuto)

 

 

INTRODUZIONE

La Caritas, correttamente intesa nella sua identità non è opzionale ma necessaria nella vita di ogni comunità.

La testimonianza della carità non appartiene alla sfera privata dei singoli che, dopo aver ascoltato la Parola e celebrato l'Eucaristia, decidono se vivere o meno la Carità. È la comunità cristiana, tramite la Caritas, che si preoccupa, come fa per la catechesi e l'animazione liturgica, di individuare le modalità pastorali con cui formare ogni cristiano a vivere l'esperienza della Carità. La Carità non è solo il frutto dell'incontro con Cristo, è anche la manifestazione efficace di questo incontro. Attraverso la Carità l'uomo viene messo in rapporto con Cristo. La comunità cristiana, nel momento in cui pratica la Carità, annuncia Gesù Cristo, perché mette in rapporto con Lui.

L'équipe della Caritas non è un gruppo (centrato sulla propria identità e appartenenza) di persone cui è delegata la pratica della Carità o la risposta alle emergenze, ma è una commissione (strumento per...) formata da persone che pensano a come coinvolgere la comunità, progettano attività, danno vita ad iniziative concrete da proporre alle persone per aiutarle a cambiare vita e conformarsi a Gesù Cristo: è questa la pedagogia dei fatti, un metodo di azione pastorale che non consiste né in insegnamenti teorici sulla carità, né nell'attivismo senza criterio e riflessione. Ai poveri va sollecitata la consapevolezza della propria dignità, per risvegliare la capacità di far valere i propri diritti, ma anche l'assunzione responsabile di doveri. Ai ricchi di soldi, di beni, di cultura, di tempo, di salute, di ingegno (non solo i miliardari, ma la stragrande maggioranza della comunità) va sollecitato un impegno diretto, che implica relazione personale, dal quale non possono comodamente esimersi delegando altri, sia pure contribuendo con offerte generose. L'annuncio del Vangelo non può essere innocuo.

 

Bisogna avere il coraggio di dire che la ricchezza mette a forte rischio la salvezza eterna, da guadagnarsi facendosi alleati dei poveri attraverso cammini di condivisione e liberazione.

 

La Caritas parrocchiale o interparrocchiale è una commissione del Consiglio pastorale parrocchiale o interparrocchiale presieduta dal parroco e con un responsabile.

 

La Caritas vicariale è una commissione presieduta dal Vicario foraneo e con un responsabile vicariale. È  formata da tutti i responsabili delle Caritas parrocchiali della Vicaria. Il responsabile vicariale è membro del Consiglio pastorale vicariale.

 

La Caritas diocesana è un organismo pastorale diocesano presieduto dal Vescovo e con due direttori. Ha un consiglio di cui sono membri, tra gli altri, i responsabili delle Caritas vicariali. I direttori sono membri del Consiglio pastorale diocesano.

Un'attenzione specifica: la trasparenza.Nell'ambito della carità circolano, tanti o pochi che siano, dei soldi. La credibilità della comunità nella testimonianza della Carità si verifica con la capacità di rendicontare pubblicamente nei dettagli le entrate e le uscite. Ogni distrazione, anche piccola e "con le migliori intenzioni", e disinvoltura nella gestione del denaro destinato alla carità significa semplicemente rubare ai poveri.

 

Nel discernimento comunitario condotto a partire dal Convegno diocesano di Casamari dell'ottobre scorso si sono individuate cinque aree di impegno prioritario:

 

1) FORMAZIONE

La formazione è costitutiva dell'identità della Caritas: formazione di tutti i cristiani alla consapevolezza di costruire, custodire, consolidare il vincolo di fraternità che il Signore e lo Spirito hanno posto tra loro; formazione di operatori pastorali che si impegnino a servire la comunione ecclesiale. La prima si realizza nella comunità parrocchiale, la seconda a livello vicariale e diocesano.

Bisogna considerare la necessità di una formazione iniziale di base, di una formazione permanente e di una formazione specialistica che parta dai bisogni emergenti nelle comunità e che sia imperniata sulla Parola di Dio, il Magistero sociale della Chiesa, le scienze sociali. La formazione deve essere orientata all'azione pastorale da vivere nella comunità a livello parrocchiale, vicariale e diocesano, non può essere fine a se stessa. La scelta della nostra Diocesi è stata quella di privilegiare la formazione degli operatori pastorali a livello vicariale: su questa strada continueremo con un ruolo specifico della Caritas vicariale, costituita dai responsabili di tutte le Caritas parrocchiali della Vicaria.

Nella formazione specifica si darà prioritaria importanza all'identità della pastorale della carità, cioè della Caritas, che, nella maggioranza dei casi, anche tra i sacerdoti, non è molto chiara.

La Caritas diocesana attuerà nel 2002-2003 un progetto sperimentale per la formazione delle Caritas parrocchiali. Alcuni operatori diocesani parteciperanno alla formazione programmata dalla Delegazione regionale Caritas del Lazio e allo stesso tempo opereranno in alcune parrocchie pilota che decidono di dare vita alla Caritas parrocchiale.

 

2) ASCOLTO E ACCOGLIENZA

Le persone vengono spinte a rivolgersi alla comunità cristiana, nelle sue diverse forme, il più delle volte da un bisogno materiale. Tra i problemi maggiori che vengono segnalati c'è la mancanza di lavoro e la povertà della solitudine, soprattutto nei centri urbani. Bisogna imparare a decodificare le richieste immediate che in genere riguardano soldi, viveri e lavoro perché i bisogni reali sono spesso sommersi e vanno scoperti attraverso un raccordo a rete con le istituzioni, soprattutto i servizi sociali, sanitari e penitenziari, ed un sistema di monitoraggio a livello parrocchiale che formi le antenne per captare le situazioni a rischio. Va quindi totalmente ripensata la logica della distribuzione dei pacchi a giorni fissati che non dà il tempo di entrare in relazione con le persone e di capire il problema vero che è alla base del disagio e del bisogno.

La responsabilità dell'ascolto è di tutta la comunità che va educata ad un atteggiamento di ascolto ed accoglienza. Ci deve però essere un gruppo specifico addetto all'attività di ascolto che però deve operare in nome e per conto della comunità, non a livello individuale. La Caritas parrocchiale deve individuare le persone adeguate al servizio di ascolto e, con l'aiuto della Caritas diocesana, formarle adeguatamente. Le persone che da anni si dedicano ad attività assistenziali, pur benemerite e necessarie se rinnovate in forme consone ai tempi e ai bisogni, presentano in genere delle difficoltà nella capacità di ascolto perché proiettate nell'aiuto immediato. Anche i sacerdoti, per i contatti che hanno con le persone, devono attentamente praticare l'ascolto.

L'ascolto non consiste nell'organizzare un Centro di ascolto, è innanzitutto un atteggiamento della comunità.

Il Centro di ascolto non è un ufficio ma un luogo di accoglienza. Per la nostra realtà diocesana vanno differenziate le modalità di ascolto nel contesto urbano, di paese e delle zone rurali perché sono diverse le modalità di relazione tra le persone. Non è opportuno pensare a dei Centri di ascolto strutturati a livello parrocchiale se non per le grandi parrocchie urbane. E' invece perseguibile l'idea di Centri di ascolto zonali o vicariali. La Diocesi ha il ruolo di supporto ai centri di ascolto, non di gestione diretta, tramite l'ufficio della Caritas, delle situazioni di bisogno.

E' invece molto più difficile che le persone si rivolgano ad un centro di ascolto o in parrocchia per problemi non materiali: non si percepisce una immagine accogliente della comunità cristiana che sembra piuttosto fredda e indifferente. La parrocchia non dà l'idea di un luogo accogliente, in cui si sta bene. Ognuno va per prendere qualcosa di cui ha bisogno, il più delle volte senza entrare in relazione con gli altri.

La base per l'accoglienza, da vivere in tutti i momenti della vita comunitaria, è invece un clima di fraternità, cordialità e di socialità che favorisca l'aggregazione, altrimenti l'unico momento di vita della comunità è la messa domenicale. Bisogna far scoprire alle persone le ragioni per vivere momenti comunitari e i gruppi che in genere si creano nelle parrocchie sono chiamati ad aprirsi all'accoglienza. Occorre ripensare gli orari parrocchiali per adeguarli ai tempi di vita delle persone: è fondamentale creare la maggior parte delle opportunità e disponibilità nelle ore pomeridiane e serali.

Un segno che può aiutare le comunità ad una conversione pastorale all'accoglienza è costituito dal Centro vicariale che il 16 settembre 2001 abbiamo simbolicamente consegnato al Papa. È stata una promessa che oggi siamo chiamati ad onorare: mettere a disposizione le strutture esistenti, progettare comunitariamente la realizzazione del centro, rendersi disponibili a cooperare a livello vicariale per un progetto unitario, sono alcuni dei passi necessari su cui si misurerà la nostra coerenza di Chiesa al progetto diocesano e all'impegno preso con il Santo Padre.

La natura del centro deve richiamare l'idea di una casa approntata dalla comunità cristiana per chi non ha casa; non un'istituzione di beneficenza per i poveri, ma proprio una casa della comunità. Una casa dove accogliere e servire quelli della comunità che ne hanno assoluto bisogno; dove esprimere l'esigenza cristiana fondamentale del servizio ai poveri, agli anziani, alle persone emarginate. Una casa che la comunità senta sua, dove siano i membri della comunità che si prestano a compiere i servizi necessari, dove i giovani fanno i turni di servizio volontario, dove i bambini vanno come a casa propria per incontrare i poveri o gli anziani.

 

Va comunque ribadito l'impegno per la realizzazione di un servizio di pronta accoglienza per intervenire nelle emergenze raccordato a tutte le risorse disponibili sul territorio.

 

3) ANIMAZIONE E PROMOZIONE DEL VOLONTARIATO

Nel cammino di formazione alla maturità cristiana la formazione alla Carità è un elemento essenziale. Iniziazione alla Parola di Dio e iniziazione  ai Sacramenti debbono essere completate da una vera iniziazione alla Carità. I ragazzi e i giovani debbono imparare a stare con gli ammalati, con gli anziani, coi poveri in genere; debbono imparare a vedere in queste persone il volto del Signore; debbono imparare a spendere almeno un poco del loro tempo a favore dei deboli. Vanno proposti ai ragazzi e ai giovani degli "Esercizi di carità", periodo che vogliono essere esperienze di crescita insieme nella vita cristiana che mettano al centro il servizio di carità. Questa proposta può essere assunta come integrante del cammino di preparazione alla Cresima e per il post-Cresima.

 

Va inoltre pensata una esperienza simile per le giovani coppie che si preparano al matrimonio e al battesimo dei figli.

 

Analizzando la situazione attuale sembra sempre più difficile coinvolgere le persone, soprattutto i giovani, in proposte concrete di impegno cristiano. L'azione pastorale deve partire dalla conoscenza dei bisogni del territorio e dall'informazione su tutte le realtà di volontariato esistenti, dalla più semplice alla più organizzata. Sono soprattutto i giovani già impegnati nel volontariato che possono  essere i primi a coinvolgere gli altri giovani, soprattutto nelle scuole superiori.

 

Va comunque valorizzato il volontariato di tutte le fasce di età, soprattutto dei pensionati che hanno molto tempo a disposizione.

 

La migliore garanzia per la promozione del volontariato è la scommessa sulla formazione che non è solo teorica ma coinvolgente la persona nel suo complesso per aiutarla a scoprire il valore personale, sociale e spirituale del dono e della gratuità. Va inoltre collocato l'impegno nel volontariato nel contesto sociale più generale: l'impegno per il bene comune, anche nella partecipazione politica diretta, è un valore che va necessariamente proposto come esperienza di servizio volontario nella sua massima espressione. Come pure va proposto l'impegno per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Strumenti utilissimi per l'impegno sociale e civile dei giovani sono l'obiezione di coscienza al servizio militare, il servizio civile volontario maschile e femminile.

 

Le attività e le iniziative dei gruppi e delle associazioni ecclesiali di volontariato vanno meglio pubblicizzate per stimolare la partecipazione ed invitare al coinvolgimento coloro che sono già sensibili.

 

L'impegno dei giovani deve anche avere dei luoghi di aggregazione che diventano il fermento per la condivisione e la fraternità: centri giovanili autogestiti che rispondano con sobrietà alle esigenze attuali superando i vecchi schemi degli oratori.

Nella progettazione degli impegni per i giovani vanno privilegiate le ore serali e il fine settimana per andare incontro alle esigenze di studio e di lavoro.

La Diocesi deve porre la necessaria attenzione a tutte le realtà di volontariato esistenti e nascenti per aiutarle ad esprimersi pienamente.

Nella promozione e formazione del volontariato giovanile è prioritaria la collaborazione con la Pastorale giovanile.

 

4) PACE, MONDIALITÀ, PROGETTI ALL'ESTERO

L'educazione alla pace e alla mondialità, soprattutto dei giovani, è prioritaria nell'impegno della Caritas. Oggi più che mai è necessario far crescere la consapevolezza delle ingiustizie economiche causate dai fenomeni di globalizzazione sostenendo concretamente alcuni segni: l'apertura di una bottega del Commercio Equo e Solidale, la promozione dell'autentica Finanza etica, il sostegno a campagne di informazione e consumo responsabile, la promozione della sobrietà come stile di vita e di festa a partire dalle nostre comunità cristiane.

Va valorizzata la collaborazione con la scuola che, per effetto dell'autonomia, è molto più flessibile a collaborare ed interessata a queste tematiche. Bisogna però dotarsi di adeguate competenze storiche, economiche e politiche.

Va sostenuta la valorizzazione delle culture dei cittadini immigrati favorendo loro forme associative e scambi culturali.

I progetti di solidarietà all'estero devono essere generati con il coinvolgimento di base delle comunità parrocchiali per evitare che sembrino calati dall'alto. Anche l'adesione alle collette diocesane per la carità spesso sembra essere solo formale da parte di diverse parrocchie, se non addirittura assente.

Bisogna imparare a lavorare per progetti diocesani prioritari su cui convergere per evitare la frammentazione e la dispersione di forze. Ciò richiede sempre il coinvolgimento diretto delle Chiese locali estere nella scelta dei progetti perché non ci siano battitori liberi, ma si vivano esperienze di cooperazione tra Chiese sorelle. Le esperienze all'estero devono rientrare nel necessario coordinamento di Caritas Italiana.

All'interno di questi progetti va proposto anche l'impegno diretto di volontariato all'estero con l'adeguata formazione ecclesiale, tecnica e politico-economica per vivere coscientemente  e responsabilmente l'esperienza.

Una pratica piuttosto diffusa è quella delle adozioni a distanza. Va sostenuta come impegno costante a condividere parte dei propri beni, ma va accompagnata da una adeguata attività di sensibilizzazione e formazione dei sostenitori e della comunità per comprendere le cause generatrici della povertà ed evitare che diventi un comodo strumento per mettere in pace la propria coscienza.

 

5) IMMIGRAZIONE

L'immigrazione è un fenomeno caratteristico della nostra epoca. Siamo di fatto uno dei paesi più ricchi del mondo e per questo attiriamo immigrati dai paesi più poveri che cercano di sfuggire alla miseria. Non è quindi principalmente un problema politico ma un problema etico e culturale che scuote le coscienze di tutti e in particolare di noi cristiani che non possiamo rimanere indifferenti alle parole del Vangelo "ero straniero e mi avete accolto".

Oggi sono in aumento gli atteggiamenti xenofobi anche tra i cristiani: se fino a ieri c'era la paura del diverso, oggi predomina la paura del terrorismo.

Occorre quindi intervenire a vari livelli secondo diversi percorsi:

a)       Conoscere il problema, attraverso incontri con "esperti", persone qualificate che spieghino le ragioni storiche e sociali che danno origine al fenomeno evidenziando le responsabilità delle società più ricche.

b)       Sensibilizzare tramite incontri con immigrati disponibili a raccontare la loro esperienza; sarebbe auspicabile un confronto tra anziani immigrati italiani e immigrati stranieri.

c)       Organizzare, mostre, spettacoli, feste per confrontare usi e tradizioni e conoscere il valore di queste culture diverse dalle nostre.

d)       Organizzare incontri di preghiera insieme, per cercare punti di unione tra le varie religioni e non di divisione.

e)       Lo straniero dovrà trovare persone disponibili all'ascolto, ad un sostegno di emergenza con eventuale inserimento in un centro di prima accoglienza.

f)        Vanno comunque garantiti a tutti la possibilità di alloggio, pasti e l'igiene personale.

g)       Collaborare con la ASL che ha istituito un Consultorio multietnico per gli stranieri.

h)       Occorre studiare le possibilità di inserimento lavorativo.

 

Come Chiesa e come cristiani abbiamo il dovere di fare pressione sui politici che ci governano oggi e in futuro affinché le leggi sull'immigrazione favoriscano l'inserimento degli stranieri che vengono per lavorare onestamente nel nostro paese, per facilitare l'ottenimento dei permessi di soggiorno e non criminalizzare chi dà lavoro ai clandestini, non per sfruttarli ma per aiutarli.

Una legge molto restrittiva come quella che si ha intenzione di approvare, può avere l'effetto di favorire la clandestinità criminale: i criminali non hanno paura di trasgredire la legge.

Va inoltre dedicata una specifica attenzione alla tratta di immigrati a scopo di sfruttamento sessuale con la promozione di iniziative di ascolto di strada, prima accoglienza e protezione.

 

·                La Parola di Dio sia ben annunciata, con proprietà e gusto, ben letta, con un tono che sia proclamazione densa di speranza.

 

·                I canti siano ben preparati, mai improvvisati, partecipati dal popolo. Che la gente nel cantarli senta di ritrovare la forza della speranza quando è sommersa nel dolore della vita.

 

·                Tutta la liturgia sia gioiosa. Che la gente possa tornare a casa dicendo: "che bella Messa!"...Anche se è difficile spiegare il perché. Che tutto, dal celebrante fino a come ci salutiamo dopo la celebrazione, esprima serenità, gioia, speranza.

 

·                Per permettere che ogni Celebrazione Eucaristica possa esprimere tutta la sua pienezza è necessario diminuire il numero delle Messe. Si chiede ai sacerdoti di non binare per le Messe degli anniversari dei defunti, ma di celebrarli in quelle di orario. Dobbiamo educare il popolo a non privatizzare la Messa. Il dolore di uno è il dolore dell'altro, condividendo la croce.

 

·                Non ci si può rinchiudere nei ristretti confini del rito, il ministero del sacerdozio ordinato è a servizio di tutta la vita della comunità ecclesiale ed umana.

 

"Ogni ministero è per l'edificazione del Corpo del Signore e perciò ha riferimento essenziale alla Parola e all' Eucaristia, fulcro di tutta la vita ecclesiale ed espressione suprema della carità di Cristo, che si prolunga nel "sacramento dei fratelli", specialmente nei piccoli, nei poveri e negli infermi, nei quali Cristo è accolto e servito. Ne consegue che  l'opera del ministro non si rinchiude entro l'ambito puramente rituale, ma si pone dinamicamente al servizio di una comunità che evangelizza e si curva come il buon samaritano su tutte le ferite e le sofferenze umane"

(Rito dell'istituzione degli accoliti e dei lettori. Premesse, n.3)

 
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