OOPS. Your Flash player is missing or outdated.Click here to update your player so you can see this content.
Increase font size Default font size Decrease font size
Omelia del Vescovo dalla lettera ai Romani, 8 35-39 Vangelo di GV 12, 24 -27 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 26 aprile 2007
Giuliano di Roma, 23 Agosto 2006 

Nelle esequie di Domenico Celenza

 

All'inizio: saluto ed invito alla capacità di fare silenzio orante per rispettare il dolore di tutti.

 

°  E' infatti i dolore e lo sgomento di una città che serra la nostra gola e non lascia il tormento intimo: non potrebbe esserlo: quanto asbbiamo pregato!

° Le domande si rincorrono e si accavallano .... Ma tutto sembra tacere...addirittura sembra che le stelle -lassù - stiano solo a guardare ed un senso di rabbia, di amarezza ci riempie.

°  Non è il dolore di una giovane sposa, non è il pianto accoratao di una madre straziata, non il pianto ignaro ed innocente di un bambino, così piccolo e indifeso e già con tanti problemi.

Qui -oggi - siamo in ballo tutti perché ciascuno di noi sa di essere padre, madre, sposa, figlio... e trema.

Ed il pensiero si allarga al dolore sordo del mondo nelle sue violenze, ingiustizie, lacrime, cinismo...Ma siamo davvero abbandonati?  Che nessuno pensa a noi?

° Il Vescovo non ha le risposte prefabbricate! Anche lui "annaspa nel dolore" aggrappato alla sua fede: ma si sente solo.

° Ho bisogno di voi, popolo di Giuliano che amo e stimo, perchè preghiate con me  alla ricerca della luce.

 Omilia

resurrezione Credo che una prima risposta ci venga da San Paolo: " Chi ci separerà dall'amore?...." e Paolo descrive una lettura oggettiva e vera degli eventi che ci assalgono: tribolazione, angoscia, persecuzione , fame, nudità, pericolo, spada...e ci aiuta così a capire una cosa fondamentale che tutti questi elementi nella nostra storia personale e collettiva,comunque ci sono e, sebbene in gradi e modalità diverse, ci riguardano direttamente.

Assieme, naturalmente, anche se Paolo non li nomina, sono presenti gioia, festa, benessere, salute...ed ogni cosa bella e buona che fa parte della nostra vita e che accettiamo senza difficoltà.

Mentre, la serie di contraddizioni dolorose - che abbiamo appena elencato - ci affliggono ed hanno il potere di farci perdere la pace, la serenità, l'amore stesso di Dio ( Ho sentito dire: ma io mi levo dalla fede, per quello che serve...e così riduciamo Dio ad una carta di assicurazione contro il dolore e gli incidenti....)

 

E' evidente che ci domandiamo , angosciati e dubbiosi, ma se Dio è davvero nostro Padre perché il dolore, la sofferenza, la croce,la morte? Lui dov'è? Che fa? Perché non interviene?

( Il vescovo a questo punto offre una breve catechesi  su Gesù Crocifisso e Maria sotto la croce, prendendo spunto dal dolore del Signore per garantire a tutti che Dio non dà lala certezza che ad essere nella fede esime il cristiano dal dolore, dalla malattia, dalla morte: se fosse stato così, perchè la Croce di Gesù?)

Vuol dire allora che le sofferenze di queste due meravigliose creature, non indicano certo  maledizione, abbandono, dimenticanza....da parte di Dio. Ma , molto più semplicemente,  che la loro e la nostra storia è intrecciata di gioie, dolori, attese, delusioni: Lui, Dio, non interviene -non potrebbe - ma si mette accanto a noi e piange e soffre con noi e vuole il nostro fiducioso abbandono in  Lui. Certo non ci lascia e ci segue con la sua misteriosa provvidenza.

(Quando è morta mia mamma ho detto scioccamente perché proprio a me? Ma, poi, riprendendomi, molto più seriamente ho detto "e perchè per un altro si, per me no?)

 

Rita, Mamma: quanta fede per dire "nel mio dolore Dio non mi abbandona, è accanto a me come lo è stato con Maria! Non lo capisco, Padre Santo- come sono difficili i tuoi sentieri- ma mi fido perché tu sei mio Padre!"

Quanta fede! Grazie dell'esempio che ci date.

Mamma: quando ti è nato Domenico hai fatto tanta festa era la gioia degli occhi tuoi, come per Maria a Betlemme. Ora lo hai in braccio come Maria sotto la croce. La fede di Maria non si è mutata da Betlemme al Calvario...non la mutare neppure tu.

Rita. Quando hai sposato Domenico che felicità! Quel giorno le letture dicevano: "mettimi come sigillo sul  tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio: perché forte come la morte è l'Amore. Tenace e incontenibile la passione. Le grandi acque non possono spegnere l'amore ed i fiumi travolgerlo..."

Oggi le letture dicono "che ci separerà mi dall'amore che ci lega e ci fa uno?"

No, niente e nessuno mai potrà separarci: non la fame, la spada, il pericolo, la persecuzione, le altezze, le potenze e nessuna altra creatura potrà mai separarci:

Rita, ti giuro, qui dall'altare di Dio, che queste parole sono per sempre: davvero niente e nessuno mari potrà dividervi: Tu, Domenico e Alessio.

E tu diventi una sconcertante profezia a Giuliano e al mondo che non hai subito una disgrazia, non sei da compatire, Dio non ti ha abbandonata ma, anzi, tu sei una testimone vivente che tutto ciò che accade - se vissuto con Dio - diventa dono al punto di dire con Gesù e con Maria " grazie papà"!

 

Se il chicco di grano caduto in terra non muore, porta grande frutto... ma se si ribella, non vuole... sarà un chicco sterile, inutile a tutti. E tuttavia, anche per lo stesso Gesù è un momento terribile dice infatti; Ecco è giunta l'ora... Padre, ti prego, passi da me quest'ora!" Ma lo stesso Gesù, subito dopo soggiunge: "ma se è per questa ora che sono venuto, (l'ora di ciascuno di noi, l' adesso e nell'ora della nostra morte dell'Ave Maria), Padre sia fatta la tua volontà!"

 

Fratelli Giulianesi, questo episodio di Domenico sta certamente cambiando il nostro modo di ragionare troppo umano: vi scongiuro per non rendere vana o impoverita la morte di Domenico, entrate anche voi nell'atto di fede e, comunque, anche se ancora non lo comprendete,  dite "Grazie Papà! 

+ Salvatore,  vescovo

 
< Prec.   Pros. >