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Festa dei Santi Patroni 20 Giugno 2006 PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 26 aprile 2007
La festa dei santi Patroni ci offre ogni anno l'opportunità di rivolgere uno sguardo d'amore sulla nostra Città che abbiamo affidato alla protezione dei Santi Ormisda e Silverio: due pontefici, padre e figlio, consacrati al servizio del Signore, impegnati per la Chiesa, fino a dare la vita per difenderla ed amarla. Un esempio ed un modello efficace che da sempre ci accompagna e ci sprona.

 

Indubbiamente, invocando tale protezione, la Comunità Cristiana della Città non si estranea dalla più ampia comunità Civile con la quale invece si sente coinvolta nella ricerca del bene comune, nel rispetto della Persona, nella costruzione di una Città per l'uomo, nel servizio alle fasce più deboli e bisognose di attenzione.

Difatti il cristiano deve sapere di essere impastato con la storia del mondo, partecipe delle gioie e delle sofferenze, delle attese e delle speranze dell'uomo ma, al contempo, deve prendere sempre più coscienza di essere latore di un messaggio che viene da lontano, cioè dall'Amore stesso di Dio!

 

La mia domanda è se noi cristiani siamo consapevoli di aver ricevuto questo mandato dal Signore. In realtà, spesso mi domando quale sia l'influsso  della Comunità cristiana per uno stile di servizio, di attenzione che tutti -cristiani e no - dovremmo avere  nelle scelte della vita.

Nella prima lettura viene detto" lo spirito del Signore è su di me e mi ha mandato a liberare dal carcere quelli che sono reclusi; a fasciare le piaghe dei cuori affranti; ad annunciare la bella notizia ai piccoli e ai poveri..." è detto di Gesù e, di conseguenza, anche di ciascuno di noi.

Quale è il nostro impegno di cittadini? Cosa facciamo per costruire e fare bella la nostra città?

 

Ormai da tempo, l'idea della cittadinanza intesa come sviluppo attorno ad un nucleo centrale dei valori da perseguire è stata messa in crisi dal fatto che sono emerse dimensioni plurali di cittadinanza.

La stessa città non ruota più attorno al centro storico inteso come il nucleo portante delle motivazioni culturali, delle istanze e delle attese dei cittadini ma si è frantumata in tanti baricentri dispersi nel territorio ed incapaci, ciascuno di essi, a ricondurre alla unità degli intenti e delle prospettive. 

 

Di qui la necessità che tutti - società civile e comunità chiesa - si adoperino per educare ai valori democratici, rispettosi delle diversità culturali, religiose, di etnia e di nazionalità, ed anche ad una concezione aperta e plurale della cittadinanza, in cui al centro sia la persona umana con la sua dignità. (*)

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(*) Per il cristiano laico, in particolare, è stato da tempo ribadito dal magistero il   significato di un impegno attivo per la città dell'uomo e per la costruzione di un   mondo più umano, privilegiando e sostenendo le realtà comunitarie a ciascuno più vicine.

Dalla dottrina sociale della Chiesa è stato sottolineato il dovere della   partecipazione inteso come  "carità sociale"così come  insegna Benedetto XVI, nella prima enciclica: Dio è Amore.

 

Il Cristiano, pur nella consapevolezza di essere un "pellegrino" nel tempo, non vive distante dalle realtà del mondo. Il mondo gli appartiene "naturalmente" come dono di Dio fatto a l'uomo e come realtà da costruire giorno per giorno con il suo impegno e la sua testimonianza.

Il  Cristiano non vuole essere il padrone dell'agorà,  ma vuole abitarla e costruirla. 

Non  intende pertanto dominare sulle strutture politiche ma  ha il dovere di servire.

 

In questo contesto i Santi Ormisda e Silverio sono esempi fulgidi di impegno  cristiano anche per la nostra realtà contemporanea.

 

In un tempo segnato da divisioni e discordie, da lotte politiche e filosofiche, il mite Pontefice Ormisda, difendendo con la parola e con gli scritti le verità riuscì a cucire insieme due mondi ormai inesorabilmente divisi da interessi politici. L'Oriente e l' Occidente europeo.

Ormisda ripropose la verità del vangelo. Ascoltò pazientemente senza condannare a priori; dialogò con l'umiltà di chi  presuppone la buona fede dell'altro, senza comunque cedere ad un sincretismo facile e conveniente.

 

Non è difficile ricavare da questo un insegnamento attuale:

 

La Chiesa, non deve avere paura di annunciare la Verità, anche quando questo è "politicamente" inopportuno. I valori antropologici che la rivelazione contiene non possono essere svenduti o taciuti per rispetto umano o per paura di critiche da parte di chi non è in linea con la Parola di Dio e il Vangelo di Cristo.

Il Cristiano è tenuto ad una coerenza di fondo. Non si può servire a Dio e a Mammona.

 

Silverio, pontefice per pochi mesi, fu un mite, un "perdente" (esilio...martirio...)  ma non cedette di un passo dalla sua coerenza. Non volle svendere la sua dignità; non volle asservirsi e preferì l'esilio e la morte al compromesso.

Un Cristiano non può non comportarsi come lui: Essere un testimone, essere un costruttore di pace e di progresso, con la mitezza di chi non "offende" ma con la forza di chi è nel giusto. E questo, se fosse necessario, fino all'effusione del Sangue.

 

La lettera di Pietro che accompagna la Liturgia della festa, raccomanda "di non spadroneggiare nel gregge ma di servire con ogni mansuetudine e attenzione"!: è riferito a tutti coloro che hanno la responsabilità dell'autorità, "il servizio" dell'autorità. Penso agli educatori, ai genitori, ai datori di lavoro, agli  amministratori, ai parroci...a me vescovo.

Nel Vangelo Gesù domanda " ma tu mi ami?" Dall'amore dichiarato di Pietro scaturisce la missione per lui. Anche a noi viene chiesto " quanto mi ami?" La estensione della missione è determinata dall'ampiezza dell'Amore dichiarato. Chi ama legge la storia con gli occhi di Dio, come i SSPatroni non critica, non giudica... ama!

 

In questa direzione segnalo alcuni segni di speranza che solo chi ama riesce a cogliere!

Nell'ambito ecclesiale si notano due tendenze: la capacità faticosa ma fattiva di creare unità nella città (i parroci, le parrocchie, i centri di ascolto,...) per contribuire a creare una identità comune. Alcuni segni anche esteriori mostrano questa volontà: per esempio la processione del Corpus Domini, quella che faremo stasera, quella di San Gerardo... Si nota inoltre una crescente disponibilità dei fedeli laici a mettersi al servizio della comunità mettendosi in gioco direttamente attivando un meraviglioso volontariato.

 

In ambito civile si nota una crescente disponibilità delle istituzioni pubbliche e private ai richiami alla solidarietà con gli emarginati: è una disponibilità che non è ancora progetto, ma che va coltivata e curata uscendo dalle logiche dello scambio economico o del sostegno politico cui spesso anche chi opera nella solidarietà può incappare. Servire chi è al margine non consente giochi economici o politici.

Noto con piacere come segno di aggregazione, la "grinta" dei nostri Atleti del Frosinone che fanno grande richiamo unitario...

 

Non mancano segnali di preoccupazione

A livello ecclesiale: il rischio di una chiusura alla diversità, la mancanza di capacità di dialogo quotidiano con i giovani a partire dalla normalità e non solo dalla devianza, il ritenersi a posto con lo coscienza quando si è andati a messa o in processione, senza condividere l'eucaristia della vita, il rischio di una comunità che si senta meglio degli altri e che non si mette in ascolto dell'uomo di oggi.

A livello civile: la necessità di avere un tenore di vita adeguato ad una immagine sociale accattivante porta spesso ad indebitarsi pur di apparire (un modo di vestire, l'automobile, la casa, le vacanze, l'ultimo telefonino...): è la logica dell'avere che prevale sulla logica dell'essere. Spesso non si hanno le possibilità per permettersi questo tenore e quindi si ricorre all'indebitamento, anche illegale, pur di apparire. Si va ad alimentare il circolo perverso dell'usura, vera struttura di peccato, che interessa anche gli insospettabili, forse anche persone che si dicono religiose e vanno a messa.

Da pastore attento a ciò che accade nella vita quotidiana della nostra Città, con la preoccupazione di annunciare il Vangelo di Gesù e sostenere il cammino dell'Uomo affidando ancora una volta la Città ai santi Patroni, chiedo a tutti i cristiani delle nostre parrocchie di  Frosinone, di  impegnarsi - assieme ai loro parroci - per costruire con tutti gli uomini di buona volontà una Città a misura di uomo per avere il gusto e l'orgoglio di esserne i cittadini.

 

 

+ Salvatore,  vescovo

 
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