OOPS. Your Flash player is missing or outdated.Click here to update your player so you can see this content.
Increase font size Default font size Decrease font size
LA MIA STORIA VOCAZIONALE PDF Stampa E-mail
"Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso(Ger.20,7)".

La storia della seduzione di Dio nei miei confronti inizia molti anni fa. Ero un bambino, orfano di madre e non avevo ancora quattro anni, quando, oltre all'affetto di mio padre e dei miei fratelli, il Signore si inventò molti modi e molte persone per farmi sentire il suo amore. Proprio tanti mi hanno aiutato a crescere, chi in un modo, chi in un altro. Mia mamma da lassù probabilmente ha "supervisionato" tutto, facendo sì che non mi mancasse niente. Mio padre ha fatto tutto il possibile per darmi tutto quello di cui avevo bisogno. E' stato per me una figura fondamentale. Lui per primo mi ha testimoniato con la vita i valori importanti su cui far affidamento. Certo, la mia sensibilità e i miei bisogni affettivi mi facevano concentrare spesso su quelle persone che secondo me potevano darmi quello che un po' mi era mancato.

Poi ecco l' adolescenza, affascinante ma faticosa. Da una parte i sogni, le attrazioni e le passioni che ti prendono tutto il giorno la testa, dall'altra il vuoto, la mancanza.... ti sembra di affogare....che ti manchi qualcosa di vitale. E' in questo periodo che Gesù si affacciò nella mia storia personale. Sentirsi

avvolto, cercato, amato addirittura da un Dio come quello mostrato da Gesù, faceva sì che la vita prendesse pian piano  un colore nuovo. Tutto allora acquistava senso nel conoscere sempre di più questo Amore e nel rispondere a Lui. Come ho assaporato questo amore? Con le esperienze estive con la Comunità parrocchiale dove sono cresciuto, a Livorno, la lettura della Bibbia, i momenti di preghiera, le esperienze di servizio agli ultimi, il legame con la Diocesi di Livorno e il vescovo Ablondi, tante amicizie belle e profonde. Attraverso tutto ciò quel Qualcosa o quel Qualcuno che misteriosamente percepivo, proprio Lui, sperimentavo che riusciva a sanare e a riempire quella sete che il mio cuore cercava. La seduzione di Dio continuava, ma io spesso non ascoltavo e quindi non rispondevo. Le mie passioni non sane, gli attaccamenti eccessivi alle persone, le dipendenze varie (Tv, sport, l'immagine di me che mi ero costruito), quell'attaccamento continuo al proprio ‘io' mi impedivano di abbandonarmi.

A 22 anni entro in Seminario Diocesano a Livorno. Sentivo che il Signore mi chiedeva questo: perdere la vita per lui e servirlo come prete in modo particolare per i più poveri. Una chiamata grande in una carne difficile, ferita e bisognosa. Un tesoro che sentivo grande ma il vaso in cui era contenuto era più delicato della creta (cfr.2 Cor ,7). In seminario sono stato bene per certi versi ma ne ho sofferti altri: il bisogno di un affetto femminile che si faceva forte, l'eccessivo distacco dalla realtà degli uomini, il peso dei lati negativi della Chiesa che in quel momento non percepivo come Chiesa viva, gioiosa, ben radicata nell'essenziale. Ma forse ero io che in quel momento la sentivo così, perché della Chiesa di Livorno posso solo esserne grato perché è la realtà che, così com'è, mi ha fatto conoscere Gesù. Ci fu in quel periodo un affetto importante nella mia vita che mi prese il cuore, Sarah. Decido di uscire dal seminario. Inizia una vita ‘laica': l'obiezione di coscienza alla Mensa dei Poveri, l'educazione alla pace e alla mondialità nelle scuole, il periodo trascorso nella casa per malati di AIDS, il lavoro come operatore di comunità terapeutica al CEIS, l'insegnamento di Religione, il lavoro nella piccola industria di materiale per i tetti di mio fratello, il contatto con tanti non credenti. Il rapporto con Sarah è fra le cose più belle di questo periodo.

Esperienze su esperienze in cui, se da una parte ringrazio il Signore per tante cose stupende che mi ha fatto conoscere e sperimentare, dall'altra rimaneva quel senso sottile di inappagamento... quel bisogno di sintesi nella mia vita che sentivo ‘dispersa', quella sete frustrata di profondità. Quel che facevo era bello, buono. Avevo veramente tanto ma ciò non mi bastava. Non vivevo il Vangelo come sentivo che lo avrei dovuto vivere. Gesù stava molto sulla strada, i suoi incontri erano soprattutto con gli ultimi, i peccatori, era sempre immerso fra la gente...io invece me ne stavo sempre fra le mura della mia parrocchietta e delle mie sicurezze, lontano dallo sporcarsi le mani.

Un giorno conosco Chiara Amirante. Viene a Livorno per fare delle testimonianze con altri ragazzi della Comunità. Attraverso di Lei faccio l'incontro con un Volto nuovo di Dio a cui fino a quel momento non avevo dato molto peso, un Dio che aveva preso su di sè tutte le conseguenze dei miei no all'amore, cioè tristezze, angoscie, paure, divisioni per darmi la Sua Gioia, Pace, Comunione con il Padre e questo solo per amore mio e dei miei fratelli. Bastava aprire il cuore ma io ancora tergiversavo, prendevo tempo, attaccato come ero ai miei meccanismi di difesa, alla mia superbia e alle dipendenze non sane. Ci fu un momento che gridai a Dio: "Ti prego Signore, aiutami, salvami, guidami tu...!"

Per caso mi ritrovo a Montevarchi, proprio in una comunità di Nuovi Orizzonti che non sapevo  che era stata aperta lì. Era il Novembre del '99. Entro in questo ex convento. Non era poi un granchè di struttura ma si respirava fra i ragazzi un aria particolare. Li avevo conosciuti i ragazzi che venivano dalla strada: sguardi sofferenti, vite piegate su se stesse. Lì trovavo volti sereni, gioiosi, giovani che pregavano e ringraziavano il Signore. "Qual è il trucco? Com'è che funziona questa terapia?", domandava l'operatore che è in me.

Quando andai via, uno dei responsabili, ex tossicodipendente, mi urlò in "romanaccio":  "A Tobbì, viecce a dà ‘na mano!" Sentii questo urlo come una chiamata. Qualcosa in quel momento mi smosse dentro. Quell'ambiente faceva per me! Era una Comunità dove c'era Gioia perché, (ah già.... me ne ero dimenticato) il nostro Dio oltre ad essere il Dio della Vita è anche il Dio della Gioia, che ci ha mostrato con la vita e spiegato con le parole come si fa per averla, quella Gioia che tutti cerchiamo in fondo al cuore. E' lui che ci ha creato e quindi solo Lui sa come si funziona e come ci si riaggiusta se si dovesse rompere qualcosa in noi: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Gv 15,9-11)".

Il 26 febbraio del Duemila entro a "Nuovi Orizzonti". Vivere in Comunità spesso era faticoso, perché venivo in contatto con parti di me che mi facevano male e che magari non volevo vedere, ma le volte che per grazia sono riuscito a stringere i denti ho sperimentato anche la bellezza della vita fraterna, il gusto della preghiera comune nello stile gioioso di Nuovi Orizzonti e poi le stupende opere di Dio quando si serviva di noi in modo particolare nelle missioni di strada: settimane intere ad incontrare giovani nei pub, nelle piazze e nei quartieracci di periferia cercando di fargli sentire quanto Dio li amasse e avesse mandato noi per farglielo sapere. E poi la partecipazione nell'equipe del Musical ‘Nuovi Orizzonti', impegnandosi a far passare la potenza dell'Amore di Dio attraverso i talenti che Dio ci ha donato, l'ascolto dei giovani nelle scuole, il rapporto con tanti ragazzi provenienti da esperienze difficili ma che, toccati dalla grazia, riprendevano vita.  Sono proprio grandi le cose che  mi ha fatto vedere il Signore. Certo, non togliendomi le spine nella carne, i limiti caratteriali e quelli derivanti dalla mia storia, limiti che avrei voluto non avere ma che non potevo o forse non volevo togliere. Ma in tutto il Signore mi ha guidato. Ha avuto pazienza con me, provandoci e riprovandoci, soffrendo(insieme a Maria) i miei no e sulle mie debolezze mi ha ricostruito piano piano, mi ha fatto sentire il Suo Amore e capire che non sulle mie poche forze ma su di Lui potevo contare e ricostruire la mia vocazione.

Era il Gennaio del 2002 quando decido di riprendere il cammino verso il sacerdozio. Il Signore sempre mi aveva fatto sentire nel cuore la bellezza dell'esser prete. In modo particolare durante la messa, quando il sacerdote sollevava l'ostia consacrata. Mistero sublime d'Amore in cui il celebrante è misteriosamente associato. La domanda che mi balzava dentro era pressoché questa: "Anche tu Franco, vuoi essere con me, in me, per me, e come me vuoi essere mangiato, spezzato, donato? Proprio come il pane in cui mi sono voluto calare per dare Vita a questa umanità ferita!"  Ma ho sempre avuto molta paura. Prima non avrei mai accettato di fare il prete in un Associazione privata di fedeli. Vedevo le associazioni, i movimenti e le congregazioni come un qualcosa di ambiguo, non perfettamente ortodosso. Pensare di fare il prete a Nuovi Orizzonti per me significa vivere il ministero con questa specificità del nostro carisma che è la discesa agli inferi. Portare Gesù là dove c'è morte dell'anima e soprattutto mettercela tutta per portare una caratteristica del Risorto che tanti cristiani forse stanno perdendo: la GIOIA. Non che mi senta in grado. Adesso però voglio rischiare la mia vita su Gesù. Lui saprà cosa fare di me.

In questo periodo sento tanti fratelli e sorelle che pregano per me e che mi vogliono bene. Qui a Nuovi Orizzonti sento una gran bella famiglia. Anche fra i ragazzi ci sono persone stupende che ce la stanno mettendo tutta per venire fuori da situazioni e da dipendenze spesso veramente difficili. Il Diacono è chiamato a divenire segno di Gesù Servo, "che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti"(Mt 20,28). In questo momento sono anche il Responsabile di casa qui nella Comunità di Piglio(Fr). Vivere il "potere" come lo ha vissuto Gesù cioè in umiltà e nella logica del servizio e dell'ultimo posto non è semplice. Metto però la mia volontà in Mano a Dio. Lui penserà a tutto. C'è solo una domanda del vescovo in cui invece di rispondere "Si, lo voglio" risponderò "Si, con l'aiuto di Dio, lo voglio. E' la domanda in cui mi viene chiesto se voglio conformare tutta la mia vita a

Gesù. Effettivamente questo è il domandone, la domanda da un milione di dollari. Essere come Lui, agire come Lui, pensare come Lui, sentire come Lui. "Ma proprio io, sei proprio sicuro Signore? Guarda che sono giovane, non so parlare...." Ma come fu per Geremia e per Mosé, voglio fidarmi che il Signore compirà la sua Opera e adesso dico il mio Si a Gesù per essere suo Strumento per il suo Popolo. Questo è ciò che ora voglio fare, con tutta la gioia e l'amore che ci può mettere questo piccolo cuore, affidando a Lui tutto di me, i miei studi (sono quasi licenziato in teologia Pastorale a Padova), il mio passato, le mie ferite, , le mie debolezze, i miei talenti, mio babbo ( da 10 anni è Diacono permanente nella Diocesi di Livorno!), i miei fratelli, le  mie stupende amicizie, Livorno che è la mia città, la Diocesi di Frosinone dove verrò incardinato, Nuovi Orizzonti.  "In Manus tuas Domine, non la mia ma la tua volontà"  

 Franco Tobia
 
< Prec.   Pros. >