| Consiglio Pastorale 14 Settembre 2005 |
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| Scritto da Administrator | |
| giovedì 26 aprile 2007 | |
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1.
Note conclusive circa la verifica del cammino pastorale della diocesi
negli anni 1999-2005 svoltasi tra il maggio e giugno del 2005 (cfr
Consiglio pastorale del 23 Giugno 2005) - lettura della sintesi delle relazioni degli organismi ecclesiali circa la verifica del cammino pastorale (1999-2005) della Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino di Don Adriano Testani. - riprendere la conclusione della sintesi contenuta nel punto nr 4: "Le prospettive": "La nuova Evangelizzazione dovrà essere incentrata sull'esperienza di Gesù Cristo Salvatore. (...) Quello che conta, e ciò viene affermato da tutte le relazioni, è fare esperienza singolarmente e comunitariamente di Cristo che evangelizza, che prega e che serve. La prospettiva, quindi, che si impone è Ripartire da Cristo!" 2. Ripartire da Gesù Cristo nostra speranza! "Compito assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che cerca ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo." (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del 2000; nr 4) - ripartire da Gesù Cristo per raggiungere le mete già indicate nella Lettera pastorale e progetto diocesano per gli anni 2000/2005, Gesù nostra speranza nella post-fazione: 1- Passare da una dimensione prevalentemente giuridico-amministrativa della Chiesa ad essere segno di Chiesa. Dobbiamo tendere ad essere tutti, in ogni momento, con tutti, icona della comunione che non si realizza nello "stare accanto" ma nel vivere insieme il "modello trinitario" dell'Amore che si dona. E' così che la parrocchia diventa famiglia. 2 - Passare da una parrocchia intesa prevalentemente come luogo dei servizi religiosi, cioè di praticanti garantiti dalla presenza del presbitero, a una parrocchia soggetto di pastorale. Il Concilio parla chiaro: i bambini sono apostoli dei loro coetanei, e così i giovani, gli sposi, le famiglie, i malati... Questo comporta l'accettazione e la crescita della ministerialità. 3 - Passare da un atteggiamento di conservazione ad uno spirito più missionario. In una situazione di cristianità, era giustificata la conservazione e la protezione: ma ora una Chiesa che vive nella minorità, non può non sentirsi "mandata", cioè spinta ad aprirsi e a confrontarsi con le persone, le culture e le religioni diverse che già sono tra noi. 4 - Passare da una omogeneità che mortifica, all'accettazione e valorizzazione del sano pluralismo che arricchisce. Una comunità cristiana è tanto più autentica quanto più è una comunità articolata e partecipata: capace cioè di accogliere e valorizzare anche il diverso per crescere insieme verso l'acquisizione e la difesa dei valori. (- riprendere e riproporre le indicazioni contenute negli Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del duemila: "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia" e nella nota pastorale CEI del 2004: "Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia;) 3. La necessità di ripartire da Gesù Cristo attraverso il mettersi in ascolto del Verbo della vita per poterlo offrire e comunicare agli altri = condividere il dono ricevuto, di "amare come siamo stati amati": diventano l'oggetto della riflessione, preghiera e studio di tutta la chiesa diocesana durante il Convegno pastorale a Veroli in programma dal 14 al 16 Ottobre 2005 (N.B: contributo dei gruppi di lavoro suddivisi per centri) 4. Dal Convegno pastorale all'Anno pastorale 2005-2006: - I centri pastorali, tenendo conto delle indicazioni emerse dal lavoro del Consiglio pastorale diocesano ed in piena sintonia con il cammino della Chiesa italiana che si prepara al Convegno ecclesiale di Verona nel ottobre del 2006 (cfr TESTIMONI DI GESÙ RISORTO, SPERANZA DEL MONDO. Traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16 - 20 ottobre 2006: La traccia di riflessione costituisce il punto di riferimento per l'anno di preparazione al Convegno Ecclesiale, che coincide con l'anno pastorale 2005/2006, e viene affidato alle Chiese particolari, nelle quali i Vescovi, con i consigli presbiterali e i consigli pastorali, individueranno le forme più opportune perché la riflessione coinvolga tutti e in modo particolare i fedeli laici. Le associazioni, i movimenti laicali e le aggregazioni ecclesiali tutte contribuiranno ad arricchire tale cammino preparatorio, inserendosi nel percorso che i Vescovi proporranno. settembre 2005 - maggio 2006 Approfondimento della traccia di riflessione nelle Chiese particolari attraverso i consigli presbiterale e pastorale e nelle forme che verranno stabilite a livello diocesano consegneranno le linee progettuali e proposte pastorali operative per l'anno pastorale 2005-2006. - il cammino di preparazione della Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Verona che deve interessare e coinvolgere tutti i fedeli della comunità diocesana ad ogni livello si sviluppa attorno a quattro domande che declinano gli elementi indicati nel titolo del Convegno Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo: - Come Gesù Risorto rigenera la vita nella speranza? - Come la fede in Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, ci rende testimoni di speranza? - Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza? - Come la speranza aiuta a comprendere e vivere le situazioni che maggiormente interpellano l'esistenza contemporanea? Queste domande articolano il tema del Convegno in quattro momenti: il primo momento porta nel cuore pulsante della testimonianza, alla sorgente viva e inesauribile della speranza, l'incontro con il Risorto; il secondo mette a fuoco il fondamento, la radice del testimone cristiano; il terzo narra la testimonianza del cristiano nella comunità ecclesiale e nel mondo, mostrando come la speranza cristiana si fa vita; il quarto prospetta l'esercizio della testimonianza come discernimento e come ricerca di presenza significativa dei cristiani laici che sanno mettere a fuoco le situazioni oggi più rilevanti per la vita delle persone. 5. Documenti da riprendere e consultare 1. Christifideles laici (Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni Paolo II - 1988) 2. Novo millennio ineunte (Lettera apostolica di Giovanni Paolo II - 2001) 3. Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del duemila - 2001) 4. L'iniziazione cristiana (Nota pastorale della CEI - 2003) 5. Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (Nota pastorale CEI - 2004) 6. Mane nobiscum Domine (Lettera apostolica di Giovanni Paolo II - 2004) 7. Questa è la nostra fede (Nota pastorale della CEI sul primo annuncio del vangelo - 2005) 8. Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo (traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16-20 ottobre 2006 - 2005) 1. Gesù nostra speranza (Lettera pastorale e progetto diocesano per gli anni 2000-2005 - 2000) 2. Feste religiose in Diocesi (Orientamenti e norme - 2002) 3. Nel cuore della Chiesa (Lettera pastorale per la celebrazione dell'anno dell'Eucaristia - 2004) Allegato 1 COME VIVERE NELLA NOSTRA DIOCESI IL CONTINUO RINNOVAMENTO DELLA CHIESA CHE LA LETTERA PASTORALE RICHIEDE Sembra importante per far vivere la Lettera pastorale ed il Progetto quinquennale, indicare alcuni passaggi necessari che dovranno diventare "mete" del nostro prossimo cammino, forse faticoso, forse duro, ma certamente entusiasmante. 1- Passare da una dimensione prevalentemente giuridico-amministrativa della Chiesa ad essere segno di Chiesa. Abbiamo visto che la Chiesa è essenzialmente comunione ed è chiamata ad essere sempre, segno e sacramento di salvezza. Dobbiamo tendere ad essere tutti, in ogni momento, con tutti, icona della comunione che non si realizza nello "stare accanto" ma nel vivere insieme il "modello trinitario" dell'Amore che si dona. E' così che la parrocchia diventa famiglia. 2 - Passare da una parrocchia intesa prevalentemente come luogo dei servizi religiosi, cioè di praticanti garantiti dalla presenza del presbitero, a una parrocchia soggetto di pastorale. Il Concilio parla chiaro: i bambini sono apostoli dei loro coetanei, e così i giovani, gli sposi, le famiglie, i malati... Questo comporta l'accettazione e la crescita della ministerialità. 3 - Passare da un atteggiamento di conservazione ad uno spirito più missionario. In una situazione di cristianità, era giustificata la conservazione e la protezione: ma ora una Chiesa che vive nella minorità, non può non sentirsi "mandata", cioè spinta ad aprirsi e a confrontarsi con le persone, le culture e le religioni diverse che già sono tra noi. 4 - Passare da una omogeneità che mortifica, all'accettazione e valorizzazione del sano pluralismo che arricchisce. Una comunità cristiana è tanto più autentica quanto più è una comunità articolata e partecipata: capace cioè di accogliere e valorizzare anche il diverso per crescere insieme verso l'acquisizione e la difesa dei valori. A QUALI CONDIZIONI SONO POSSIBILI QUESTI PASSAGGI? Credo che il punto nodale sul quale dobbiamo convertirci è il cambiamento di prospettiva e si può sintetizzare così: Essere attenti alle persone più che alle strutture e alle cose da fare. E' lo spirito di servizio presentato da Gesù nel Vangelo quando afferma di essere venuto per servire e non per essere servito. Questa conversione è una rivoluzione copernicana perché cambia radicalmente, ed in modo provocatorio, la prospettiva del "mondo" che invece cerca solo sé, il proprio comodo ed il proprio tornaconto. Il cristiano, no! Dice infatti Gesù: "Però per voi non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve." (Lc 22, 26) Bisogna allora imparare a scoprire quali doni lo Spirito Santo suscita nelle persone per fare spazio al dono di Dio che è ciascuno (cfr. Gv 3, 16) per servirlo, per amarlo e per aiutarlo a crescere, affinché il progetto di Dio si realizzi appieno. ne consegue: - il dovere di farci più attenti allo Spirito Santo, il vero costruttore della Chiesa, e perciò sviluppare una pastorale che recuperi fortemente la dimensione della "preghiera" e della "contemplazione" per cogliere le vie di Dio. - il bisogno di ricordare che lo Spirito Santo è dato a tutti i battezzati: da qui l'esigenza di una forte "pastorale vocazionale", intesa come aiuto affinché ciascuno porti a maturazione il proprio dono e lo svolga a vantaggio della Comunità. - la necessità di organizzare la Comunità ecclesiale, a partire dalla "teologia dei ministeri" da proporre, servire e far crescere nella nostra diocesi. - l'urgenza di far crescere la maturità nella fede e nella "partecipazione", provvedendo alla proposta di un itinerario di fede e di catecumenato. (dalla Lettera pastorale e Progetto diocesano per gli anni 2000/2005, Gesù nostra speranza) Allegato 2 Attingendo alla Parola della vita 3. - Ma dove potrà mai volgersi il nostro cuore per indicare prospettive reali e concrete di speranza a ogni uomo? Dove potremo, noi pastori, attingere le forze per vegliare su noi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo ci ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di Dio (cf. At 20,28), per essere servitori della gioia? Non possiamo far altro che sentirci affidati, come gli anziani di Efeso, «al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità» (At 20,32), cioè il suo regno, vero orizzonte di speranza. Risuonano ai nostri orecchi le parole dell'apostolo Giovanni: «Ciò che era da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta» (1Gv 1,1-4). «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito...»: la fede nasce dall'ascolto della parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture e nella Tradizione, trasmessa soprattutto nella liturgia della Chiesa mediante la predicazione, operante nei segni sacramentali come principio di vita nuova. Non ci stancheremo mai di ribadire questa fonte da cui tutto scaturisce nelle nostre vite: «la parola di Dio viva ed eterna» (1Pt 1,23). «...ossia il Verbo della vita»: l'ascolto dei cristiani è rivolto soprattutto alla Parola fatta carne, a colui che secondo l'evangelista Giovanni è la narrazione, la spiegazione, cioè la rivelazione del Padre (cf. Gv 1,18). Tale ascolto apre a una conoscenza esperienziale e amorosa, capace di incidere profondamente sulle nostre vite trasmettendoci la vita stessa di Dio: «È apparsa la grazia di Dio», dice l'apostolo Paolo, «apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna... a vivere... in questo mondo» (Tt 2,11-12). «Ciò che noi abbiamo udito... lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi... Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia [di noi e di voi tutti] sia perfetta»: grazie all'ascolto, all'esperienza e alla contemplazione del Verbo, i nostri cuori si trasformano, sino a plasmare le nostre vite, sino a farle diventare a loro volta capaci e desiderose di offrire e comunicare la vita ricevuta. Nel cuore di chi ha aderito al Signore Gesù Cristo, non può non nascere il desiderio di condividere il dono ricevuto, di «amare come siamo stati amati». 4. - L'itinerario dall'ascolto alla condivisione per amore - tratteggiato nel prologo della prima lettera di Giovanni e tipico della fede cristiana - è la via che Cristo ci ha indicato, è ciò per cui è stato inviato dal Padre, è la ragione ultima per cui si è fatto «obbediente fino alla morte, e alla morte di croce» (Fil 2,8). Ma un tale itinerario è in realtà eloquente per ogni uomo, perché è una via che conduce alla speranza e alla gioia. Permette, infatti, che gli uomini possano trovare un senso nella tribolazione e nella sofferenza, confortandosi e perdonandosi a vicenda, e rende loro possibile godere pienamente della gioia: perché, altrimenti, l'uomo avrebbe l'irresistibile bisogno di far festa, se non per quel «di più» di gioia che soltanto la condivisione può permettergli di vivere? Per questo, ci pare che compito assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che cerca ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla preziosa del Vangelo. (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, nr 3-4, Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del 2000) Allegato 3 Verso il Convegno ecclesiale di Verona "Nella sua grande misericordia Dio ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva" (1Pt 1,3) 1. Cristo è Risorto. Questa è la fede della Chiesa. Questa è la speranza che illumina e sostiene la vita e la testimonianza dei cristiani. In questo inizio di millennio, carico di sfide e di possibilità, il Signore Risorto chiama i cristiani a essere suoi testimoni credibili, mediante una vita rigenerata dallo Spirito e capace di porre i segni di un'umanità e di un mondo rinnovati. La prima lettera di Pietro, un documento di rara bellezza e di grande efficacia comunicativa, orienterà i passi della Chiesa italiana, perché si lasci trasformare dalla misericordia di Dio, "per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce" (1Pt 1,4). Mentre celebra i quarant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, la Chiesa vuole riprenderne gli intenti e lo slancio per annunciare il vangelo della speranza. La "speranza viva" affonda le radici nella fede e rafforza lo slancio della carità. In essa s'incontrano il Risorto e gli uomini, la sua vita e il loro desiderio. In questo orizzonte si colloca il IV Convegno Ecclesiale Nazionale, che si terrà a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006. Inserendosi nel cammino pastorale di questo decennio, dedicato alla comunicazione della fede in un contesto storico segnato da profondi mutamenti, il Convegno vuole porre al centro dell'attenzione delle nostre comunità cristiane la virtù teologale della speranza. Si è, infatti, consapevoli che "non è cosa facile, oggi, la speranza. Non ci aiuta il suo progressivo ridimensionamento: è offuscato se non addirittura scomparso nella nostra cultura l'orizzonte escatologico, l'idea che la storia abbia una direzione, che sia incamminata verso una pienezza che va al di là di essa" (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 2). Obiettivo, pertanto, del Convegno Ecclesiale è chiamare i cattolici italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più profonde degli uomini d'oggi. Domande acute sorgono dai mutati scenari sociali e culturali in Italia, in Europa e nel mondo, e ancor più dalle profonde trasformazioni riguardanti la condizione e la realtà stessa dell'uomo. Nel tramonto di un'epoca segnata da forti conflittualità ideologiche, emerge un quadro culturale e antropologico inedito, segnato da forti ambivalenze e da un'esperienza frammentata e dispersa. Nulla appare veramente stabile, solido, definitivo. Privi di radici, rischiamo di smarrire anche il futuro. Il dominante "sentimento di fluidità" è causa di disorientamento, incertezza, stanchezza e talvolta persino di smarrimento e disperazione. In questo contesto i cristiani, "stranieri e pellegrini" nel tempo (1Pt 2,11), sanno di poter essere rigenerati continuamente dalla speranza, perché le tristezze e le angosce del tempo sono "gettate" nelle mani del "Dio di ogni grazia" (1Pt 5,7.10). Essi accolgono pertanto con gioia l'invito evangelico, rinnovato dalla lettera apostolica Novo millennio ineunte, a "prendere il largo" (cfr Lc 5,4). Dobbiamo essere riconoscenti al Santo Padre Giovanni Paolo II che ha ravvivato in molti modi la coscienza cristiana e il suo traguardo di santità, aiutandoci pure a scoprire i santi che sono in mezzo a noi, anche oggi, in ogni condizione e stato di vita: coloro cioè che hanno "mantenuto e perfezionato" la santità ricevuta nel Battesimo (cfr Lumen gentium, 40), vivendo in fedeltà a Dio e all'uomo. Perciò la Chiesa italiana a Verona per prima cosa dirà grazie allo Spirito per i doni che si sono resi visibili nella vicenda di queste sorelle e fratelli. L'orizzonte della santità segna il cammino nella speranza proposto dai Vescovi italiani con gli Orientamenti pastorali per questo decennio Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001) e nelle successive note L'iniziazione cristiana 3. Itinerari per il risveglio della fede cristiana (2003) e Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004). Tale prospettiva ci permette oggi di comprendere meglio come i precedenti Convegni Ecclesiali nazionali di Roma (1976), Loreto (1985) e Palermo (1995) siano stati tre tappe importanti della comune ricezione del messaggio di rinnovamento venuto dal Concilio e abbiano preparato la Chiesa italiana alla testimonianza della vita cristiana nel nuovo secolo. La scelta di meditare i temi della speranza e della testimonianza alla luce sempre viva del Cristo Risorto è la logica conseguenza di tale cammino: nel 2006, a Verona, i lavori del Convegno Ecclesiale saranno ispirati e guidati dal nostro essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo. È un dono singolare che il tempo che ci conduce al Convegno Ecclesiale sia dedicato all'Eucaristia. Senza l'Eucaristia nel giorno del Signore i cristiani non possono esistere né vivere. Invocando, con Giovanni Paolo II, Mane nobiscum Domine ("Resta con noi perché si fa sera" - Lc 24,29), i credenti avanzano con gioia e determinazione nel loro cammino di donne e uomini della speranza. Sarà un tempo di contemplazione e di riflessione, per lasciarci generare dalla fede nel corpo e nel sangue del Crocifisso Risorto. Questa traccia di riflessione viene offerta per favorire la comune riflessione. Si sviluppa attorno a quattro domande, che declinano gli elementi indicati nel titolo del Convegno Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo: - Come Gesù Risorto rigenera la vita nella speranza? - Come la fede in Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, ci rende testimoni di speranza? - Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza? - Come la speranza aiuta a comprendere e vivere le situazioni che maggiormente interpellano l'esistenza contemporanea? Queste domande articolano il tema del Convegno in quattro momenti: il primo momento porta nel cuore pulsante della testimonianza, alla sorgente viva e inesauribile della speranza, l'incontro con il Risorto; il secondo mette a fuoco il fondamento, la radice del testimone cristiano; il terzo narra la testimonianza del cristiano nella comunità ecclesiale e nel mondo, mostrando come la speranza cristiana si fa vita; il quarto prospetta l'esercizio della testimonianza come discernimento e come ricerca di presenza significativa dei cristiani laici che sanno mettere a fuoco le situazioni oggi più rilevanti per la vita delle persone. (Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, Traccia di riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16-20 Ottobre 2006, Introduzione) Altri documenti allegati: Lettera del Vescovo ai fratelli della Diocesi qui Relazione realtà ecclesiali anni pastorali 1999-2005 qui Materiale Convegno Diocesano qui |
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