| Riflessioni post - Referendum del 12 - 13 Giugno |
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| Scritto da Administrator | |
| giovedì 03 maggio 2007 | |
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Procreazione assistita: ha
prevalso la ragione Il vero vincitore è stato colui che non ha voce Anche in Diocesi l'impegno di tanti ha lasciato il segno Augusto Cinelli Se un vincitore c'è, ci sembra senz'altro lui, il più debole, colui che non ha voce e che, davvero, sui grandi mezzi di informazione e nei facili slogans dei referendari, la voce non l'ha avuta: il concepito, l'atteso, il "desiderato", l'embrione, insomma il figlio, sia pure nato con l'aiuto di "mamma provetta". Se proprio vogliamo trovare chi ha trionfato, diciamolo chiaramente, ha trionfato quel "qualcuno" che non è "qualcosa"; quell'essere umano che non possiamo arbitrariamente considerare persona quando piace a noi adulti. Ecco: pensiamo che la vittoria vada tutta a lui. Ci permettiamo di dirlo, noi che nel nostro impegno ci siamo mossi in suo nome innanzitutto. Noi che lo scontro non l'abbiamo cercato, che il polverone non l'abbiamo alzato per primi e che, insieme a tanti uomini e donne di buona volontà anche non credenti, ci siamo dati da fare perché la "posta in gioco" era alta; noi che questa benedetta legge 40 sapevamo da dove veniva (chi ricorda un dibattito pubblico anche a Frosinone nel 2001, con parlamentari di entrambi gli schieramenti e rappresentanti della società civile?) e, pur sapendo che non era "cattolica", l'abbiamo salutata come una legge comunque saldamente ancorata a dei valori importanti; noi che, pur non volendo abrogarla, questa legge, siamo stati accusati di voler "abrogare" qualcos'altro comunque (la 194 sull'aborto, come recitava l'ultimo slogan inventato a pochi giorni dall'apertura dei seggi); noi che non avevamo chissà quali numeri e posizioni politiche da difendere, visto che l'astensione era trasversale, ma che pensavamo soltanto che si potesse "ragionare". Con la grande stampa schierata tutta contro (solo "Avvenire" con l'originale e rigoroso inserto "E' vita" ha raccontato "l'altra campana", insieme al piccolo "Foglio" di Ferrara), il messaggio è arrivato lo stesso, il "buon senso" ha prevalso comunque tra la gente. Persone competenti come quelle di "Scienza e Vita", su tutti Bruno Dallapiccola, Paola Binetti, Angelo Vescovi, Eleonora Porcu, di fronte ai grandi luminari del calibro di Veronesi, Flamigli e quant'altri, hanno mostrato la propria attendibilità, dati alla mano. Insomma è passata l'idea che la scienza fa il suo dovere se è a servizio dell'uomo, se conosce il suo limite, se non usa chi è un fine come un mezzo: e questo non vuol dire imbavagliarla, ma aiutarla a fare il suo mestiere e a farlo bene. Che la posta in gioco era questa l'ha capito anche il mondo cattolico. La quasi totale unitarietà sulla difesa della Legge 40 con l'astensione da parte delle tante anime del variegato panorama ecclesiale lo ha testimoniato. Anche qui da noi, in Diocesi, c'è stato uno spontaneo e convinto pullulare di iniziative. Parrocchie, gruppi, giovani, Movimento per la Vita, altre associazioni, medici e giuristi hanno dato molto, cercando di far capire alla gente, di motivare la scelta dell'astensione, veramente consapevole e non "pilatesca". Fino agli ultimi giorni di campagna referendaria, abbiamo visto dibattiti in parrocchie, volantinaggio e sensibilizzazione, prese di posizione sulla stampa locale ed altro. Anche i nostri Pastori hanno sostenuto l'impegno. Il nostro vescovo Salvatore si è unito ai confratelli Loppa, D'Onorio e Brandolini, firmando insieme a loro un appello per la difesa della legge. Il sito Internet della diocesi (www.diocesifrosinone.com) ha fatto un egregio lavoro di informazione e sensibilizzazione, sostenuto anche con il piccolo sforzo di queste pagine settimanali di "Lazio Sette". Insomma una esperienza che non dimenticheremo. Soprattutto perché, lo ribadiamo, a vincere è stato lui, l'embrione, che tutti un tempo siamo stati. Referendum: i commenti sulla vittoria dell'astensione Astrei: è il frutto del grande magistero di Papa Wojtyla Il presidente provinciale di "Scienza e Vita" ragiona sulla stagione referendaria (A. C.) E' stato uno dei più vivaci protagonisti del dibattito sui referendum nella provincia di Frosinone, macinando chilometri ed affrontando le platee più diverse, anche quelle marcatamente orientate a favore del "sì". Il Dott. Gianni Astrei, pediatra di Alatri, presidente provinciale del Movimento per la Vita e promotore del Comitato provinciale "Scienza e Vita" a difesa della Legge 40, mostra grande soddisfazione per il lusinghiero risultato, andato oltre ogni più rosea aspettativa. Ma ci tiene a sottolineare alcuni dati importanti di questa stagione referendaria, al di là degli entusiasmi per l'esito positivo. Innanzitutto la grande mobilitazione del mondo cattolico. "Questa rilevante mobilitazione di associazioni, gruppi, parrocchie -ci dice Astrei- non è stata casuale. Essa è il frutto del costante magistero di Giovanni Paolo II, il Pontefice che ha difeso sempre il diritto alla vita ed affermato con forza la dignità di ogni vita. Questo aspetto è stato sottaciuto dai mass media. Io credo che il portentoso insegnamento di Papa Wojtyla sulla famiglia, altre sue iniziative quali le GMG, il suo sostegno alla causa della Vita nascente, abbiano originato questo popolo della vita che ha prevalso su appariti, mass media, partiti e schieramenti". E' stata una battaglia solo cattolica? "Non direi affatto. Accanto a noi si sono posti anche personalità del mondo laico, basti pensare alle prese di posizione di Giuliano Ferrara e di Oriana Fallaci, di esperti non credenti come Angelo Vescovi, ma anche una significativa parte del mondo femminista che ha capito le nostre ragioni e le ha condivise. Sono così emerse su tutto le ragioni della vita". Che cosa ha significato l'impegno dei Comitati, nazionale e locali, di "Scienza e Vita"? "L'esperienza di "Scienza e Vita" è stata coinvolgente, nonché determinante per dare radicamento territoriale alla scelta consapevole del non-voto. E' stato uno strumento, un luogo di incontro sulle ragioni della vita per medici, politici, mondo associativo, società civile... Nella nostra provincia decine di personalità hanno aderito. E' una risorsa da non disperdere, che dovrà rimanere in vita, soprattutto per fare opera di formazione sui temi delicatissimi della bioetica, di cui la gente ha forte necessità. Inoltre bisognerà rafforzare a livello locale la collaborazione delle varie Diocesi della provincia di Frosinone, dopo il documento congiunto dei quattro Vescovi del territorio". Che cosa ha inciso ancora sul risultato? "Non credo si possa dimenticare, tra le altre cause, il determinante impegno del Movimento per la Vita, che con i suoi 650 Centri di Aiuto alla Vita in tutta Italia, le sue pubblicazioni, l'annuale concorso sulla vita per le scuole e tante altre iniziative, ha creato negli anni una vesta rete di volontari e di impegno a favore della vita nascente. Questo lavoro oggi porta i suoi frutti". Sul piano culturale, quali sono i messaggi emersi? "Uno su tutti: il concetto del limite: si fa strada tra la gente un valore che la moderna pedagogia sostiene, quello del saper dire anche di no. I no aiutano a crescere, insomma. Il 75% di astenuti ha detto di no alla dittatura del desiderio". Il giurista Rabotti di "Scienza e Vita" L'astensione, una scelta capita e condivisa dalla gente "Tutelato il soggetto più debole sui desideri degli adulti" (A. C.) "Un trionfo del doppio no": così definisce l'esito della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno l'avv. Francesco Rabotti, componente del Comitato provinciale "Scienza e Vita", che proprio a ridosso dell'appuntamento con i quattro quesiti ci aveva spiegato su queste stesse pagine il valore e la legittimità della scelta dell'astensione. "Il risultato del referendum -dice ora Rabotti, ragionando sui numeri, poche volte così chiari- sancisce inequivocabilmente la volontà della gran parte dei cittadini italiani di conservazione della disciplina dettata dal legislatore in materia di fecondazione medicalmente assistita. È un risultato che va vissuto da noi astensionisti con sobrietà e nel pieno rispetto dell'opinione di chi si era pronunciato per una scelta diversa, ma che ci fa felicemente constatare che la posizione assunta ha incontrato i favori della gente, per ragioni riconducibili ad un maturo e radicato altruismo. Altruismo che porta a prediligere la tutela dei soggetti più deboli e senza voce, rispetto ai desideri degli adulti". Dunque un risultato che tutela colui che non ha voce? "Sicuramente. La conferma popolare del riconoscimento della soggettività giuridica dell'embrione costituisce il compimento di un cammino dell'umanità che si è succeduto nei secoli : dalla abolizione schiavitù, alla abrogazione delle leggi razziali, alle lotte contro discriminazioni sessuali, si è approdati alla pienezza della salvaguardia giuridica dell'essere umano sin dalla sua origine, dal suo concepimento. Veramente questa legge permette alla nostra nazione di riassumere quella connotazione di culla del diritto, unanimemente riconosciuta alla legislazione dei nostri precursori romani". Ci sono altri aspetti rilevanti che il dibattito ha messo in luce? "Di certo vi è poi una questione di ordine culturale che il dibattito sui quesiti referendari, sia pur involontariamente, ha rimesso in luce. Il grave pericolo dell'eugenetica scientifica (ad oggi scongiurato dall'esito referendario) fa il paio con un altrettanto grave disagio che incombe sui nostri stili di vita e di relazione con gli altri : quello dell'eugenetica sociale e personale" . In che senso? "Nel senso che lo stile di vita consumistico così proiettato sull'importanza della affermazione personale a qualunque costo (che, si può aver fondata ragione di credere, si estrinseca anche nel desiderio di un figlio a qualunque costo) come pure della forma, dell'immagine, dell' apparenza può portarci e ci porta, sia pure inconsciamente, a perdere di vista lo sguardo con cui dovremmo affrontare l'esperienza terrena e che ci aiuta a scrutare quello che veramente conta nella vita per assicurarci la felicità : la relazione con l'altro, caratterizzata dal dono reciproco e dal mutuo sostegno, la sicurezza di non essere soli . L'occasione referendaria, dunque, è stata propizia per approfondire la questione della cultura dell'uomo e della vita e per riscoprire l'autentico valore della dignità umana che deve sempre prevalere sulle mode del momento, orientate dalle convenienze di parte". |
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