| Invito alla Fiducia in Dio |
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| Scritto da Administrator | |
| giovedì 26 aprile 2007 | |
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La storia, non è in mano a potenze oscure,
al caso o alle sole scelte umane. Invito alla Fiducia in Dio. Catechesi del Mercoledì di Papa Benedetto XVI (11-05-2005) Cari Fratelli e Sorelle, 1. Breve e solenne, incisivo e grandioso nella sua tonalità, è il Cantico che ora abbiamo ascoltato e così fatto nostro elevandolo come inno di lode al «Signore Dio onnipotente» (Ap 15,3). Questo è uno dei tanti testi oranti incastonati nell'Apocalisse, l'ultimo libro della Sacra Scrittura, libro di giudizio, di salvezza e soprattutto libro di speranza. La storia, infatti, non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie che vediamo, sull'irrompere veemente di Satana, sull'emergere di tanti flagelli e mali, si eleva il Signore, arbitro supremo della vicenda storica. Egli la conduce sapientemente verso l'alba dei nuovi cieli e della nuova terra, cantati nella parte finale del libro sotto l'immagine della nuova Gerusalemme (cfr Ap 21-22). A intonare questo Cantico che ora vogliamo meditare sono i giusti della storia, i vincitori della Bestia satanica, coloro che attraverso l'apparente sconfitta del martirio sono in realtà i veri costruttori del mondo nuovo, con Dio artefice supremo. 2. Essi iniziano esaltando le «opere grandi e mirabili» e le «vie giuste e veraci» del Signore (cfr v. 3). Il linguaggio usato in questo Cantico è quello caratteristico dell'esodo di Israele dalla schiavitù egiziana. Il primo cantico di Mosè - pronunciato dopo il passaggio del mar Rosso - celebra il Signore «tremendo nelle imprese, operatore di prodigi» (Es 15,11). Il secondo cantico - riferito dal Deuteronomio al termine della vita del grande legislatore - ribadisce che «perfetta è l'opera sua; tutte le sue vie sono giustizia» (Dt 32,4). Si vuole, quindi, riaffermare che Dio non è indifferente alle vicende umane, ma in esse penetra realizzando le sue «vie», ossia i suoi progetti e le sue «opere» efficaci. 3. Secondo il nostro inno, questo intervento divino ha uno scopo ben preciso: essere un segno che invita tutti i popoli della terra alla conversione. Le nazioni devono imparare a «leggere» nella storia un messaggio di Dio. L'avventura dell'umanità non è confusa e senza significato, né è votata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi. Esiste la possibilità di riconoscere l'agire divino nascosto nella storia. Anche il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes, invita il credente a scrutare, alla luce del Vangelo, i segni dei tempi per trovare in essi la manifestazione dell'agire stesso di Dio (cfr nn. 4 e 11). Questo atteggiamento di fede porta l'uomo a ravvisare la potenza di Dio operante nella storia, e ad aprirsi così al timore del nome del Signore. Nel linguaggio biblico, infatti, questo «timore» non coincide con la paura, ma è il riconoscimento del mistero della trascendenza divina. Esso perciò è alla base della fede e si intreccia con l'amore. Dice la Sacra Scrittura nel Deuteronomio: «Il Signore tuo Dio ti chiede che tu lo tema e che tu l'ami con tutto il cuore e con tutta l'anima» (cfr Dt 10,12). E Sant'Ilario, Vescovo del IV secolo, ha detto: "Tutto il nostro timore è nell'amore". In questa linea, nel nostro breve inno, tratto dall'Apocalisse, si uniscono timore e glorificazione di Dio.L'inno dice: «Chi non temerà, o Signore, e non glorificherà il tuo nome?» (15,4). Grazie al timore del Signore non si ha paura del male che imperversa nella storia e si riprende con vigore il cammino della vita. Proprio grazie al timore di Dio non abbiamo paura del mondo e di tutti questi problemi, non abbiamo paura degli uomini, perché Dio è più forte. Papa Giovanni XXIII una volta ha detto: "Chi crede non trema, perché, avendo timore di Dio che è buono, non ha paura del mondo e del futuro". E così dice il profeta Isaia: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: "Coraggio! Non temete!"» (Is 35,3-4). 4. L'inno finisce con la previsione di una processione universale di popoli che si presenteranno davanti al Signore della storia, svelato attraverso i suoi «giusti giudizi» (cfr Ap 15,4). Essi si prostreranno in adorazione. E l'unico Signore e Salvatore sembra loro ripetere le parole pronunziate l'ultima sera della sua vita terrena quando ha detto ai suoi apostoli : «Abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E noi vogliamo concludere la nostra breve riflessione sul cantico dell'«Agnello vittorioso» (cfr Ap 15,3), intonato dai giusti dell'Apocalisse, con un antico inno del lucernario, ossia della preghiera vespertina, già noto a san Basilio di Cesarea. Questo inno dice: «Giunti al tramonto del sole, nel vedere la luce della sera, cantiamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo di Dio. Sei degno di essere cantato in ogni momento con voci sante, Figlio di Dio, tu che dai la vita. Per questo il mondo ti glorifica» (S. Pricoco-M. Simonetti, La preghiera dei cristiani, Milano 2000, p. 97). Grazie! |
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